Carabinieri, cambio della guardia: Gallitelli lascia, arriva Del Sette

«Desidero rivolgere i miei ringraziamenti e la mia gratitudine al generale Leonardo Gallitelli che in questi anni è stato punto di riferimento importante e costante per l’Arma dei Carabinieri. Al generale Tullio Del Sette, con il quale negli anni passati ho avuto modo di collaborare e di apprezzarne personalmente le grandi qualità umane e professionali, vanno i miei sinceri auguri di buon lavoro. L’Arma dei Carabinieri era e rimane in ‘buone mani’ e continuerà ad essere un baluardo a difesa della libertà e della democrazia”. Così Ignazio La Russa, deputato di Fratelli d’Italia-An conversando con i giornalisti a margine della cerimonia di avvicendamento del Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri.
La cerimonia di avvicendamento nella carica di comandante generale dell’Arma dei Carabinieri fra i generali Leonardo Gallitelli, che lascia l’incarico e che fu nominato inizialmente da Silvio Berlusconi nella primavera del 2009, e Tullio Del Sette si è svolto, presso la Legione Allievi Carabinieri, a Roma, alla presenza del ministro della Difesa, Roberta Pinotti, – che conosce bene Del Sette dato che fino ad oggi era il suo capo di gabinetto – e del capo di Stato maggiore della Difesa, l’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli.
Prima della cerimonia, i generali Gallitelli e Del Sette hanno reso omaggio ai Caduti deponendo una corona d’alloro all’Altare della Patria ed al Sacrario del Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri.

Il pensionato dei Carabinieri trattenuto a tutti i costi in servizio

In realtà il generale Gallitelli – che è formalmente in pensione dal giugno 2013 ma è stato trattenuto in servizio con un decreto del governo Monti – avrebbe dovuto lasciare già il 31 ottobre scorso, quindi più di due mesi e mezzo fa, per effetto della norma sulla Pubblica Amministrazione, norma che elimina il trattenimento in servizio dei dipendenti pubblici giunti all’età della pensione. Ma Renzi ha deciso di non applicare questa norma all’Arma. Un trattamento che ha provocato diversi mal di pancia per la disparità di trattamento con la polizia. La spinosa questione si è lungamente trascinata fra vari colpi di scena con un iter travagliato che ben restituiva tutti i malumori che la norma, nata con l’intento di ridurre le spese della Pubblica Amministrazione, aveva messo in moto. Poi Napolitano  aveva preteso – e ottenuto – che la norma non si applicasse ai militari, per «garantire l’efficienza e l’operatività del sistema di difesa e sicurezza nazionale» fino al 31 dicembre 2015. Ma il diavolo ci ha messo lo zampino. Un emendamento del Movimento 5 Stelle ha anticipato al 31 ottobre 2014 facendo il patatrac, cogliendo di sorpresa la Madia che ha votato l’emendamento. Poco ha potuto fare l’Arma dei Carabinieri che ha lasciato filtrare tutto il suo disappunto.