Brunetta contro il patto del Nazareno: sull’Italicum Renzi lo ha deformato

Renato Brunetta non è tipo da lasciare ad altri l’ultima parola. Neppure a Berlusconi. E così armato del Mattinale, velina politica inventata da Paolino Bonaiuti, il vulcanico capogruppo forzista a Montecitorio, tenta di mettere i puntini sulle “i” e di spiegare il senso della sua recente intemerata contro Matteo Renzi che ha infastidito a tal punto il cerchio magico di Palazzo Grazioli da costringere il Cavaliere ad un’inedita reazione nero su bianco unanimemente interpretata come un avviso di sfratto a Brunetta dalla sua strategica posizione di capo dei deputati  “azzurri”. L’elezione per il successore di Napolitano al Quirinale è alle porte e Berlusconi non ammette interferenze o ripensamenti sul “patto del Nazareno” con il premier, stipulato giusto un anno fa.

Il vero “Nazareno” è quello di un anno fa

Ma è proprio dallo spirito originario del Patto che Brunetta è partito per spiegare sul Mattinale le sue ragioni: «La prima parola chiara come il sole – vi si legge –  è: unità. Unità in Forza Italia, come primo stadio di un razzo per spingere il centrodestra verso la luna possibile della vittoria prossima ventura. Unità nel tenere ferma la linea scelta da Berlusconi, di lealtà e responsabilità». Nessuna defezione – è il suo ragionamento – anzi fedeltà piena agli accordi stipulati. Per Brunetta, l’accordo Berlusconi-Renzi va scisso in due parti: la sezione delle riforme che esige «profonda sintonia» tra i “contraenti“ e la sezione del rapporto tra Forza Italia ed il governo che non può non tradursi in «opposizione su economia, tasse e lavoro». La capacità di tenere ben distinte le due parti costituisce – per Brunetta – un «programma eccellente».

«Il premier strilla l’occhio al M5S»

A giudizio del capogruppo “azzurro”, tuttavia, il premier il Patto lo ha violato: «Ora – ha spiegato – l’Italicum a base spagnola e il cronoprogramma sono stati allegramente modificati diciassette volte da Renzi. Finché Berlusconi ha detto basta al premio di lista che snatura il contenuto originario». Ma – avverte Brunetta – Renzi il premio di lista lo vuole inserire a tutti i costi e addirittura «inventa un Patto parallelo coi Cinque Stelle saltandoci come si fa con la cavallina». Insomma, il Patto attuale risulta «deformato». Eppure – ricorda il capogruppo – Renzi  aveva giurato che c’era una profonda sintonia sulla legge elettorale. «Quella là. Non questa qua», tuona Brunetta, che ora snocciola i termini precisi dell’accordo: «Premio a coalizione e non di lista. Soglia alta e non al 3 per cento. Niente preferenze. Insomma, il testo votato alla Camera a marzo dello scorso anno. Siamo contro il Nazareno se sosteniamo questo?».