Camera-show: la Boldrini vieta i “selfie” e regala ombrellini…

Laura Boldrini in chiaroscuro, toppino bianco su giacca nera, siede sulla poltrona più alta con accanto una signora dalla chioma fiammante, è la vicepresidente del Senato Valeria Fedeli. La gara tra le due è a chi sorride meno. Alla fine vincerà la Boldrini, di una smorfia in più, al fotofinish. Alle 15.12 inizia la seduta più convulsa e inutile della storia Repubblicana, scheda bianca trionferà, si sa in anticipo, ma il clima è delle grandi occasioni. Si cammina su tacco 12, come minimo, i maschi sfoggiano cravatte da veglione a Cortina.

Fuori alla Camera, prima dell’inizio, una claque di manifestanti “incazzati a prescindere” aveva accolto i grandi elettori in arrivo sotto il diluvio: tutti pensavano ai soliti grillini rompiscatole ma quando passava Paola Taverna e quasi se la magnavano ai più veniva il dubbio che l’avessero scambiata per la Bindi o che i turbolenti in realtà non fossero proprio grillini. Dentro la Camera, il caos organizzato: il vero Vespa, il finto Vespa, portaborse a più mani e a più borse, giornalisti giapponesi che si appuntavano ideogrammi su notes in miniatura, minigonne da codice penale di assistenti parlamentari, una transmanza di politici e giornalisti da un corridoio all’altro che ricordava l’esodo del Mar Rosso per compattezza e passo solerte. Il tutto nell’attesa che si consumasse la clamorosa rottura del patto del Nazareno sul nome di Sergio Mattarella. Un certo Mattarella.

La seduta inizia alle 15.12 con un richiamo all’ordine della Boldrini, tanto per cambiare. Ma i bambini sono un po’ discoli e non se la filano manco di striscio, restano nella zona dei catafalchi creando assembramenti che alla presidente non piacciono. «Per favore, non restate tutti al centro…». Sembra di essere sul tram 8 di Trastevere.

Arriva in aula Giorgio Napolitano, quasi travolto dall’abbraccio dei colleghi del Pd, lui ricambia perplesso e saluta sventolando le mani, come a dire, no, non mi votate più, basta, pietà, pensione, casa, plaid. pantofole.

Parte l’appello, iniziamo male: i primi tre nomi non rispondono. La Boldrini inizia a manifestare segni di nervosismo, si guarda intorno, come a cercare il bidello.

Napolitano vota, applausi dal centrosinistra, buuu dai grillini, indifferenza dal centrodestra. Ma ad accogliere l’ex presidente all’uscita del catafalco c’è Maurizio Gasparri, che gli stringe la mano e lo saluta. Non se l’apettava nessuno, neanche Gasparri.

Poco prima era passato nell’urna Mario Monti. Ad accoglierlo, dall’altro lato, per salutarlo affettuosamente e stringergli la mano, nessuno.

In aula alcuni parlamentari scattano foto, si fanno selfie e li mettono sui social. La Boldrini è molto irritata: «Per favore, colleghi, niente foto in aula, sapete che è vietato». I selfie, a quel punto, aumentano, è come un “liberi tutti”, i social vengono inondati, la Serracchiani, per rasserenare gli animi, posta una foto con la Boldrini sullo sfondo.

– In aula ci sono i cronometristi: per votare scheda bianca, passando dal catafalco, serve un secondo e mezzo, chiunque inciampi o si fermi dentro per un attimo di riflessione, rischia di passare per traditore. Il satiro Vincino, in tribuna, disegna una vignetta con un parlamentare con gamba e  braccio che spuntano dai due lati. Ma c’è anche chi studia i grillini: troppo tempo lì dentro, per scrivere I-m-p-o-s-i-m-a-t-o servono sei secondi, 0.50 a lettera, Casaleggio, davanti al monitor, in una località segreta, starà studiando i “bradipi”, i più lenti rischiano l’espulsione, potrebbero aver scritto Zagrebelsky.

A proposito di grillini, c’è una claque che accoglie i fuoriusciti dal Movimento, all’esterno del catafalco, per tempestarli di fischi e lazzi. La Boldrini, ovviamente, è convinta che siano per lei.

Fa il suo ingresso in aula Michela Biancofiore con una giacca lilla, sfida il bianco verginale di Laura Ravetto, il nero fumo della Brambilla e il grigio monacale della Bindi. La Boldrini osserva i tailleur, troppo colorati, sembra infastidita anche dalla chioma della collega al fianco, troppo rossa, colpa di questi parrucchieri moderni.

– In Transatlantico è tutto un fiorire di indiscrezioni su come voterà Forza Italia: in alto a destra, in aula, c’è qualcuno che tiene un minivertice di partito, è Denis Verdini, l’esegeta azzurro di Renzi. È l’unico a sapere come andrà a finire, lo si capisce dallo sguardo triste.

A proposito di tristezza, il sorriso amaro di Anna Finocchiaro che esce dall’urna, dopo aver votato, la dice lunga sulle sue aspettative per il Colle. Guarda in alto, con lo sguardo cerca qualcosa nel vuoto, forse una mensola Ikea.

Attenzione, c’è Antonio Razzi al voto, tutti lo guardano, si aspettano un gesto, qualcosa di eclatante. E lui non delude. Prima di entrare nel catafalco saluta con la manina la Boldrini. La quale, ovviamente, si irrita.

Alla buvette, intanto, il fedelissimo di Renzi abbraccia Bersani, che urla: «Adesso diranno che ci hanno visto insieme alla buvette!». E se la ridono. In effetti è strano: che ci facevano insieme alla buvette?

Piove, governo avaro ma Camera generosa. Nel cortiletto di Montecitorio diluvia ma è da lì che si fanno i collegamenti in tv, c’è da sfidare il maltempo. Ed ecco che spuntano decine di ombrelli chiusi nel cellophane, messi a disposizione dei grandi elettori. Sono griffati Pierre Cardin e vanno a ruba, ovviamente. Perché sono gratis.

La seduta prosegue, ma è già tutto previsto. Ma in tanti si chiedono: se è già tutto previsto, perché aspettare sabato? Qualcosa non torna. Sarà Mattarella, forse.