Ecco come il “vecchio” Berlusconi ha vinto contro il giovane Renzi

Inutile dire “Renzusconi” per evocare i “Dalemoni”. Non siamo ai tempi dell’esecrato Inciucio della Bicamerale, quando in cabina di regia c’erano D’Alema e Berlusconi. Qui non c’è condominio o duopolio che tenga. La verità è fin troppo evidente: contro Renzi il Cavaliere ha vinto di brutto ed è già pronto ad aggiungere lo scalpo del giovane premier a quelli già strappati ai vari Prodi, D’Alema, Veltroni, Rutelli, Bersani nel ventennio (non a caso) eponimo, senza ovviamente dimenticare Achille Occhetto e la sua gioiosa macchina da guerra. Ed è una verità pubblica, politica, sanzionata con precisione chirurgica dal voto del Senato sull’Italicum. Certo, Renzi ha incassato l’approvazione dell’emendamento super-canguro che ha spianato la strada alla nuova legge elettorale. Ma il prezzo che rischia di pagare s’annuncia salatissimo.

Nel Pd soffiano venti di scissione

Al di là degli annunci rassicuranti di tanti circa l’indiscutibile fedeltà alla “Ditta”,infatti, la sinistra del Pd guarda all’annunciato successo Tsypras in Grecia con pretese scismatiche. Può essere l’inizio di una crisi di rigetto verso un premier-leader visto sempre più come un corpo estraneo all’interno del partito. Dall’altro lato, lo attende l’abbraccio fatale del Cavaliere, pronto a capitalizzarei la riconquistata centralità politica. Si tratta di un obiettivo cercato, non trovato. Cui Berlusconi ha pazientemente lavorato lasciando gonfiare come un’onda maligna le voci sul contenuto del “Nazareno” sapendo che prima o poi si sarebbe abbattuta come uno tsunami su una sinistra incapace di vivere – e soprattutto di vincere – senza la deminizzazione del nemico di turno.

In un colpo solo Berlusconi ha sistemato Alfano, Fitto e Salvini

Così, in un colpo solo Berlusconi ha riguadagnato il centro della scena ammiccando a Renzi come unica sponda in grado di consentirgli la guida del governo. Nello stesso tempo, ha ricucito con Alfano, con cui sommerà i Grandi elettori di Forza Italia nell’elezione del successore di Napolitano al Quirinale neutralizzando così la fronda di Fitto. In più – alla luce della norma che assegna il premio di maggioranza alla lista e non alla coalizione – ha messo Salvini nella scomoda posizione di chi sarà chianmato a scegliere se tutela l’identità a scapito del governo oppure a privilegiare la coalizione per vincere le elezioni. Insomma, come capolavoro non c’è male. E poi si dice “largo ai giovani”…