Barbarie Isis, 13 giovani “giustiziati”: guardavano una partita di calcio in tv

Anche il calcio è un peccato occidentale per i terroristi dell’Isis. L’ennesima barbarie è avventuta a Mosul, città a nord dell’iraq dove 13 ragazzi sono stati “giustiziati”  per aver guardato una partita di calcio in tv. La follia delle milizie jihadiste dello Stato islamico non si sono fermate di fronte a 13 giovani vite che per avere guardato in televisione la partita tra la nazionale irachena e quella giordana valida per la Coppa d’Asia hanno incontrato una morte inconcepibile, inaccettabile.

Calcio “figlio” dell’Occidente

A riferirlo è stata l’agenzia di stampa ufficiale giordana “Petra”, secondo la quale gli uomini del califfo Abu Bakr al Baghdadi che controllano ormai totalmente la città dell’Iraq, hanno condotto le giovani vittime allo stadio cittadino «prima di essere fucilati davanti ad una folla di decine di persone». Secondo testimoni citati dall’agenzia i jihadisti attraverso gli altoparlanti hanno spiegato che si trattava di «un messaggio per chi disattende le leggi dello Stato islamico». Secondo fonti giornalistiche citate dalla tv al Arabiya che ha rilanciato la notizia, i cadaveri dei giovani «sono rimasti in terra a lungo, perché i familiari delle vittime non sono andati a recuperarli nel timore di essere uccisi» dall’organizzazione terroristica. Per gli uomini del Califfato nero infatti il gioco del calcio «è un’usanza che arriva dall’Occidente», nemico giurato dagli islamisti dell’Isis.

Altri recedenti allarmanti

L’odio per il calcio “impuro” era esploso con virulenza nel giugno scorso in occasione del mondiale brasiliano: un pacco bomba in un risciò era stato fato esplodere nei pressi di un negozio di Damaturu, nello stato di Yobe vicino la Nigeria, fitto di gente perché trasmetteva in tv la gara dei Mondiali tra Brasile e Messico. Morirono 21 persone. L’attentato fu ordinato da Boko Haram, l’organizzazione terroristica islamista che da anni semina morte nel nord della Nigeria. L’odio per il calcio può sembrare un paradosso in un continente come l’Africa che di calcio si nutre ovunque, dai campi nei villaggi in terra rossa agli stadi delle grandi città. Eppure per i jihadisti il pallone è uno dei segni più “peccaminosi” dell’influenza dell’occidente nella vita della Nigeria e per questo vogliono sradicarlo dalla loro società.  Non è la prima volta che il capo di Boko Haram, Abubakar Shekau, in alcuni video ha condannato questo sport, che corrompe i fedeli musulmani al pari dell’alcol. Anche il passato più recente testimonia che non sono solo parole: la sera in cui si giocava a Lisbona la finale di Champions League tra Atletico e Real Madrid, un autobomba è esplosa presso il View Centre di Jos, dove alcuni tifosi erano radunati per seguire la partita: è morto l’attentatore assieme ad altre tre persone. Sarebbe il caso, allora, di ricordare che il Mondiale di Calcio del 2022 è stato assegnato al Qatar, stato indicato tra i principali finanziatori dell’Isis. A meno che il mondo del calcio non sia impazzito, sarebe il caso di riassegnare immediatamente l’organizzazione del mondiale 2022…