Attentato alla moschea sciita nel Sud del Pakistan: 35 i morti

Sono trentacinque  i morti provocati dall’attentato contro una moschea sciita nel sud del Pakistan. L’attentato è stato realizzato a Shikarpur, città nella provincia meridionale di Sindh mentre era in corso la preghiera del venerdì nella Imam Bargah Maula Karballa (luogo di preghiera degli sciiti). Il tetto è crollato sui fedeli a causa dell’esplosione. Nelle stesse ore il premier pachistano Nawaz Sharif era in visita a Karachi, capoluogo della provincia di Sindh, per seguire da vicino l’esecuzione del Piano di azione nazionale mirante a combattere il terrorismo dal Paese. Lo stesso Sharif e le massime autorità pachistane hanno condannato l’attentato, l’ennesimo compiuto presumibilmente da movimenti radicali sunniti contro la comunità sciita che vive in Pakistan.

La guerra al terrorismo

Il governo pachistano ha deciso nei giorni scorsi, infatti, di mettere fuorilegge sia l’organizzazione Jamaatud Dawa (Jud) sia la Rete Haqqani, adottando misure per restringere le loro operazioni finanziarie e i movimenti di loro responsabili. Tasneem Aslam, portavoce ministeriale, ha precisato che «quale membro dell’Onu il Pakistan era obbligato ad agire conseguentemente a decisioni adottate nel Palazzo di Vetro». Per questo, ha aggiunto, il governo ha congelato i conti correnti bancari dei movimenti messi fuori legge, fra cui appunto il Jud, e imposto restrizioni alla libertà di movimento del suo leader, Hafiz Saeed. A Lashkar e Tayba (Let), ora ribattezzato in Jud, era stata imputata la responsabilità dell’attacco terroristico che nel novembre 2008 causò la morte a Mumbai di 174 persone. Il secondo movimento messo fuori legge, la Rete Haqqani, è stato fondato da Jalaluddin Haqqani essenzialmente per operare in territorio afghano a partire dal Waziristan settentrionale, territorio tribale pachistano. Secondo alcuni esperti, la Rete Haqqani ha usufruito in passato dell’appoggio di elementi dei servizi di intelligence pachistani.