Approvato l’Italicum. “Bagarre” delle opposizioni al Senato

Con 184 voti a favore, 66 contrari e 2 astenuti il Senato ha detto “sì” alla riforma elettorale, il cosiddetto Italicum. Il testo approvato prevede sbarramento al 3 per cento e premio di maggioranza alla lista che raccoglie il 40 per cento nei 100 collegi plurinominali a disposizione. reintrodotte le preferenze. Non per i capilista, che continueranno ad essere nominati. Il via libera è giunto al termine di una giornata convulsa, culminata in bagarre nel momento in cui la relatrice Anna Finocchiaro ha chiesto l’autorizzazione all’aula   per il coordinamento formale del testo,  che – a detta delle opposizioni di M5S, Sel, Lega e minoranza pd – conterrebbe anche nuove norme.

Sull’Italicum regge il patto Renzi-Berlusconi

Sul fronte politico, c’è da sottolineare che l’accordo Pd-FI ha retto l’urto delle ispettive fronde. Non a caso il capogruppo Paolo Romani ha parlato di «riforma coraggiosa». Forza Italia resta però all’opposizione. Una precisazione doverosa, sia per tenere a bada l’ala “fittiana” (molti quelli che in segno di protesta non hanno partecipato al voto) ma soprattutto per ricordare l’apporto del Cavaliere alla fase in corso: «In questa aula – ha evidenziato Romani – manca Berlusconi, perché una decisione indegna lo ha privato del diritto di guidare dall’opposizione. Ma nonostante questo ha reso possibile le riforme, perché uno statista sa guardare prima agli interessi del Paese». Reazione agrodolce da parte di Area Popolare (Ncd-Udc), che con Gaetano Quagliariello si è dichiarata «non pienamente soddisfatta» dall’impianto della riforma. Imprescindibile, a questo punto, per il capogruppo centrista che si apra una “riflessione” sull’articolo 49 della Costituzione, che riguarda i partiti, all’interno di un quadro che contempli anche una «revisione dei costi della politica e l’attenzione ai regolamenti parlamentari».

Il testo passa ora alla Camera

Guarda invece alla frastagliata geografia interna (anche in questo caso ci sono state defezioni al momento del voto) al proprio gruppo il capogruppo pd Luigi Zanda che ha sollecitato la «massima unità politica su un provvedimento radicalmente migliorato».  Si dice «colpito», Zanda, dalla «limitata rivendicazione di quella che per il Senato e per i senatori del Pd è stata una significativa vittoria politica». Chiaro il riferimento all’introduzione del premio di maggioranza alla lista e non alla coalizione, come avrebbero voluto i berlusconiani. Il testo passa ora alla Camera.