Alemanno: «Per la prima volta una destra vera (e non camuffata) al governo»

«Fu un travaglio drammatico». Gianni Alemanno ricorda i giorni della svolta di Fiuggi tra cuore e ragione. In An ha avuti ruoli di primo piano, fino a ricoprire dal 2001 al 2006 la carica di ministro delle Politiche agricole e forestali. In An ha sempre rappresentato l’area culturale di una Destra di forte impronta sociale.

Gianni Alemanno, cosa ha rappresentato Alleanza nazionale nella cultura politica italiana?

Alleanza nazionale ha rappresentato nel secondo dopoguerra il primo esperimento di un partito di destra che riunisse insieme i valori identitari di riferimento e la capacità di entrare in un’area di governo a trazione centro-destra. Ha rappresentato il primo caso ma anche l’unico esperimento in quanto non era una destra “camuffata”, come per esempio quella della Democrazia cristiana e del Partito liberale, ma era un partito che aveva il coraggio di dichiararsi di destra. Questo almeno nella prima fase. Purtroppo nella fase terminale – quella che ha portato verso la confluenza nel Pdl – questo coraggio di rappresentare valori di destra è venuta meno e c’è stata una rincorsa verso il centro che la predispose alla “suicida fusione” nel Pdl.

Come visse quel passaggio politico che precedette il battesimo politico di An?

Per me fu un travaglio drammatico. Provenivo dalla corrente rautiana del Movimento sociale italiano, da un’esperienza politica molto caratterizzata in termini di destra sociale. Scelsi però di entrare in An, anche rischiando di dividere il mio cammino politico da quello di mio suocero, Pino Rauti.

Come maturò questa decisione?

Scelsi di entrare in An per due motivi essenziali: da un lato ritenevo indispensare rompere con il nostalgico; dall’altro, ero e sono convinto che si possa avedre posizioni ideologiche forti senza per questo rinunciare alla capacità di fare alleanze e creare alternative di governo. Non mi sono mai pentito di quella scelta, anche se, da un certo momento in poi An perse se stessa e la propria vocazione di destra.

Durante la parabola di An quali furono i momenti più significativi nei quali la presenza della destra ha avuto un impatto decisivo sulla dialettica politica?

Ci sono stati diversi passaggi politici in tal senso: dal tema dell’immigrazione – con la Bossi-Fini – a quello della droga -con la Fini-Giovanardi- dalla difesa della famiglia fino all’interesse nazionale, An è riuscita a incidere moltissimo. Fino al punto massimo in cui – durante il secondo governo Berlusconi – all’epoca delle dimissioni di Tremonti, An avrebbe potuto cambiare l’asse di governo e correggere tante storture che poi avrebbero portato alla sconfitta del 2006. Purtroppo non siamo riusciti a portare a termine questo obiettivo.