Alba Dorata è terzo partito (anche se i suoi parlamentari sono tutti in cella)

Assieme al partito della sinistra di Tsipras il grande trionfatore delle elezioni in Grecia è Alba Dorata, il partito di estrema destra, terzo alle spalle di Syriza e del Nuovo centrodestra di Samaras.  Chrysi Avghi (Alba dorata) ripetendo il successo delle politiche del 17 giugno 2012 (in cui ottenne il 6,92% e 18 seggi in Parlamento), ha ottenuto il 6,28% e 17 seggi. Un risultato impressionante se si considera che tutti i parlamentari di Alba Dorata sono detenuti da mesi. Fra loro, domenica hanno votato in prigione il leader e fondatore del partito, Nikos Michaloliakos, oltre a Ilias Kassidiaris, Nikos Mihos, Yannis Lagos, Giorgos Germenis e Efstathios Mpoukouras. Per loro e per gli altri parlamentari del partito (16 in tutto), lo scorso 16 ottobre il giudice istruttore Isidoros Dogiakos ha chiesto il rinvio a giudizio per aver costituito, diretto e fatto parte di un’organizzazione criminale. La magistratura greca avviò un’inchiesta sulle asserite attività criminali sul partito dopo l’uccisione del rapper antifascista Pavlos Fyssas avvenuta ad Atene il 18 settembre 2013 per mano di Georgios Roupakias, militante di Alba Dorata e reo confesso.

Nel programma di Alba Dorata l’espulsione dei clandestini

Alba Dorata è arrivata in Parlamento per la prima volta nella sua storia il 6 maggio 2012 ottenendo il 6.97% delle preferenze e 21 seggi (su 300) in Parlamento. Il 17 giugno successivo il partito di Michaloliakos fece il bis con il 6.92% e 18 seggi, scavalcando ampiamente a destra lo stesso partito Laos – altro partito della estrema destra greca – che non superò (né il 6 maggio né il 17 giugno) la soglia di sbarramento del 3% per entrare in Parlamento. Fra i temi di Alba Dorata che hanno fatto più presa sui greci vi sono stati senz’altro la linea durissima contro il crimine, contro l’immigrazione illegale (tanto da arrivare a proporre di minare le frontiere) e l’espulsione forzata dei clandestini. Proposte che senza dubbio hanno contribuito ad attirare sulle liste di Chrysi Avghi i voti di un elettorato sempre più stanco e confuso ma, soprattutto, arrabbiato con i soliti partiti percepiti come i responsabili dello sfascio del Paese.