Addio a Carlo Carocci, storico esponente del Msi di Roma. Sabato le esequie

È una gran brutta notizia: nella notte tra giovedì e venerdì è scomparso, per un attacco di cuore, Carlo Carocci, attivista e politico conosciuto in tutta Roma. Carlo era nato durante la guerra, e aveva 72 anni. Iniziò giovanissimo la sua militanza politica in Ordine Nuovo, per poi rientrare, insieme a Rauti e altri, nel Msi dopo l’appello di Almirante. Carlo si stabilì nella storica sezione romana di Monteverde, quartiere difficile, che era in via Vidaschi e poi in circonvallazione Gianicolense. Amico fraterno di Marcello Perina e di Giampiero Rubei, partecipò a tutte le battaglie politiche degli anni di piombo, che a Monteverde videro episodi sanguinosi e dove si viveva praticamente in trincea tutti i giorni: dagli scontri di piazza San Giovanni di Dio alle bombe ai locali della sezione e moltissimi altri episodi. Ci furono tredici grossi attentati contro il Msi, oltre ad aggressioni quotidiane e attacchi contro le proprietà degli attivisti del Msi. Ma Carlo, come tutti gli altri, non cedette mai, non abbandonò mai la militanza nella fiamma tricolore. Anzi, si impegnò in prima persona soprattutto nel suo quartiere, dove fu apprezzatissimo – e votatissimo – consigliere circoscrizionale per vent’anni, prima col Msi poi con Alleanza nazionale. Una volta concorse anche come candidato presidente arrivando al ballottaggio, fatto per il Msi assolutamente storico. Rubei a Carocci a un certo punto stilarono e diffusero un voluminoso dossier sulle violenze rosse nel quartiere. Una volta, davanti alla sezione, i gruppi degli extraparlamentari di sinistra inseguirono alcuni attivisti missini, riuscendo ad acchiappare solo Carocci, che era meno veloce degli altri, e iniziarono a massacrarlo di botte. Rubei e un altri paio di attivisti dovettero improvvisare una rumorosa “carica” disorientando gli avversari per liberare Carlo e riportarlo in sezione. Carlo conservò una decina di punti in testa come ricordo di quell’avventura. Lui stesso ci raccontò che dopo il rogo di Primavalle e gli altri attentati, la preoccupazione tra i missini salì: poiché lui abitava in una casa la cui porta era facilmente accessibile dall’esterno, e aveva un bambino piccolo, ogni sera lasciava la porta senza catenaccio: «Nel caso fossimo dovuti uscire con una certa fretta…», raccontò una volta. E poi quei legami stabiliti “in trincea”, da ragazzo, cementarono le amicizie per tutta la vita. Ancora fino a poche settimane fa Carlo dava una mano a Giampiero nel suo lavoro di impresario culturale, stavano sempre insieme, anche con altri “vecchi” camerati. Carlo era un uomo leale, allegro, mai scoraggiato, di buon carattere, a cui piaceva la vita, la buona cucina, l’impegno politico e soprattutto aveva il senso della comunità. Una persona speciale, che ci mancherà tanto. I funerali si terranno sabato mattina alle 10,30 nella chiesa di piazza Rosolino Pilo, nella “sua” Monteverde.