A spasso per Montecitorio. Mattarella? La rivincita postuma di Moro

«È la rivincita postuma di Aldo Moro…». La pensa così il deputato azzurro, Osvaldo Napoli, e lo ripete chiacchierando con Marcello Sorgi che sorride, «beh forse è un po’ troppo…».  Transatlantico ore 11,30, l’elezione di Sergio Mattarella è cosa fatta, sarà l’ex ministro democristiano il prossimo capo dello Stato, l’unica suspense è appesa ai voti. Quanti tra le file di Forza Italia disubbidiranno e voteranno per il giudice della Corte costituzionale, dalla grigia carriera all’ombra della Balena Bianca? Quanti ex grillini daranno forfait a Rodotà e Imposimato per accucciarsi all’ombra di Renzi? Che fine faranno i centristi contrari alla conversione notturna di Alfano, ricondotto nell’alveo renziano da Giorgio Napolitano in persona?

Circo Barnum

Ovunque conciliaboli e capannelli. Un po’ circo Barnum, un po’ stadio di calcio. Si passeggia, si fuma, si chiacchiera. Antonio Guidi alla buvette mette in guardia da quella vecchia volpe di Renzi, «è un personaggio complesso…». E inaffidabile, aggiungono gli azzurri in ordine sparso. «Non mi fate parlare…», dice un’impeccabile Deborah Bergamini che glissa sulla sconfitta del Cavaliere, noblesse oblige. Ma come ha fatto Silvio a farsi intortare così dal giovane Renzi? La domanda circola come un mantra in queste ore di déjà vu. Ha sbagliato talmente tutto – dicono i più maliziosi – che viene da pensare che lo abbia fatto volutamente. E perché? Bocche cucite. Renato Brunetta avverte: «Se Renzi o Delrio pensano che continueremo a fare i donatori di sangue si sbagliano. Ora nulla sarà più come prima».

 Cercasi presidenzialismo

Nunzia De Girolamo, tacchi alti e faccia tirata, se la prende con la pioggia che non le dà tregua. Un sornione Ignazio La Russa tira le somme di una mattina dall’esito scontato: «La scelta di Alfano e le mosse di Renzi dimostrano purtroppo che questa elezione è servita a incollare pezzi rotti della sinistra e ad aggiustare i rapporti tra Pd e Ncd. Oggi più che mai è indispensabile la riforma del presidenzialismo». Feltri for ever? «Certo – ridacchia – ma sia chiaro, nessun dubbio sulla persona Mattarella, avversario leale della destra come dimostrano i trascorsi rapporti con Pinuccio Tatarella, con me e Gasparri… Mi dispiace che il Pd non abbia neppure provato a proporlo come candidato di tutti e non come “roba lora”». Giorgia Meloni evita le resse in Transatlantico e si affida a Twitter: «Con il voto a Mattarella Alfano spegne ogni minimo barlume di autonomia del suo partito confermandosi ostaggio di Renzi. In quello che era il centrodestra, ormai allo sbando, una certezza c’è: noi rimaniamo compatti su Feltri presidente».

Malumori centristi

Sta per concludersi la chiama dei deputati quando Renato Schifani, sotto il pressing dei cronisti, è costretto ad ammettere che nell’Area popolare non è tutto oro quello che luccica. Maurizio Sacconi e Barbara Saltamartini si sono appena dimessi dagli incarichi di partito mentre Nunzia De Girolamo, più cauta, sta riflettendo se fare le valigie (magari dopo le regionali). «Mi dispiace – dice l’ex  presidente del Senato – sono colleghi che stimo. Spero che non se ne vadano, del resto ci sono occasioni nelle quali bisogna passare per le strettoie». Dalla strettoia esce vincitore l’ex ministro dalemiano dallo specchiato passato democristiano. Alle 12,30, il successore di Napolitano in pectore, primo presidente siciliano della storia repubblicana,  lascia il Palazzo della Consulta per dirigersi a bordo della sua panda grigia verso piazza Venezia. Renzi segue lo spoglio dalla sala del governo pronto a stappare di lì a poco un bel magnum di prosecco, rigorosamente made in Italy. A volte ritornano.