Tramonto a 5 Stelle: talento e passione non si acquistano sul web

Supponenza senza capacità di analisi e senza talento. Ecco l’errore. È così che Beppe Grillo ha fallito. Ed è inutile girarci intorno. La fine di questo 2014 segna l’esaurirsi lento, ma irreversibile del sogno del comico genovese. Sarà pure uno scherzo del destino, ma i Cinque Stelle non sono più né il top tra gli alberghi né lo zenit della nostra politica. Poco più di un anno e mezzo dopo lo strabiliante successo elettorale che ha fatto traballare il sistema, quella che sembrava una sorta di falange s’è rivelata una scalcagnata armata neppure lontanamente degna dell’arte istrionica di Gassman e del talento di Monicelli. Una fallimento che è più di un tonfo. E che è stato determinato per l’appunto da tanta supponenza.

Ha rappresentato una possibilità

Grillo ha creduto ad un certo punto di aver trovato il grimaldello. E probabilmente lo ha avuto davvero tra le mani. Piazze stracolme, pagine e pagine sui quotidiani, il web: ogni cosa parlava di lui. Così come lui, anche senza volerlo, parlava ad ognuno. Al singolo, ai suoi bisogni e alle sue paure e alla folla ondeggiante e festante dei Vaffa day. Grillo è stato un fenomeno di costume. Ha rappresentato una possibilità. E pure una valvola di sfogo non violenta, quasi caciarona. Tanti ci hanno creduto. In tanti ci si son ritrovati. Ma quella che è stata per un tratto la sua forza, che gli ha consentito di reinventarsi da comico a leader politico, è stata pure la sua debolezza. Una debolezza che l’ha portato a logorarsi. E che adesso lo sta facendo lentamente sparire di scena. Errore capitale quello di Grillo. Suo e del suo sodale, di quel Casaleggio Gianroberto, anch’egli dapprima ignorato e pure deriso e poi lusingato e richiesto, addirittura incoronato guru della gestione dei media: troppo poco prima, troppo dopo.

C’erano energie e capacità

È così che ci si ubriaca e si perde il contatto con la realtà. Per cui, invece di cercare di mettere insieme un gruppo motivato, unito, solidale si parte per la tangente e si elegge il Dio web taumaturgo, dispensatore di torti e ragioni. Ecco, un errore, un clamoroso ed incredibile errore del duo Pentastellato è stato proprio quello di non avere avuto la capacità di tirar su un vero gruppo dirigente. Perchè c’erano energie e capacità. C’erano ed erano anche pronte a manifestarsi. Ma averle imbrigliate nel decisionismo insipido della rete con il ridicolo richiamo alla democrazia digitale ne ha impedito l’emergere a vantaggio di tanti ignoti, referenti di se stessi, beneficati dalla sorte. Non è né vero né è possibile che chiunque calchi le scene e abbia successo: questo Grillo lo sa bene. Avrebbe perciò dovuto capire che non tutti possono fare politica. Che ci vuole passione, capacità e talento. Qualità che non si acquistano navigando sul web. E nemmeno sproloquiando sui social.