Tensioni tra residenti e rom a Napoli. Si rischia il bis di Tor Sapienza

Non c’è molto da dire. Purtroppo. Il Forum delle Culture doveva rappresentare, secondo gli annunci di De Magistris, un’occasione di integrazione e confronto tra Napoli e il mondo. Ironia della sorte, o, peggio, effetto dell’incapacità amministrativa, la kermesse – che non è mai iniziata davvero – si conclude mentre in città esplode l’emergenza sociale nelle zone dove si concentra un’alta densità di rom e clandestini. Ci troviamo di fronte ad un’ennesima occasione mancata. A fiumi di denaro pubblico elargiti ad associazioni, senza criterio. Il Forum delle Culture saluta Napoli senza lasciare traccia. E, dunque, è stata sprecata una grande occasione per riaccendere i riflettori internazionali sull’enorme patrimonio culturale di una città che avrebbe tutte le carte in regola per rappresentare il punto di riferimento del Mediterraneo. Se tutto fosse andato secondo le intenzioni di chi – Nicola Oddati su tutti – negli anni passati aveva lavorato per portare in città l’evento, oggi parleremmo d’altro. Dei grandi flussi turistici, che invece non ci sono stati. Dei nuovi modelli di accoglienza multiculturale.

I focolai dell’emergenza sociale

Ci troviamo, invece, a fronteggiare i focolai di una emergenza sociale senza precedenti recenti a Napoli, che può portare degenerazioni violente come quelle accadute recentemente a Roma nel quartiere di Tor Sapienza. I napoletani sono, giustamente, esasperati dalle politiche lassiste e giustificazioniste di un’amministrazione che tollera centinaia di rom che occupano abusivamente luoghi simbolo della città – come le zone limitrofe alla stazione centrale – dando vita a veri e propri suk dove rivendono, in condizioni igienico sanitarie allarmanti, cose rubate o recuperate dai rifiuti. Nessuna tutela dei diritti dei cittadini. Intere aree della terza città d’Italia sono in sostanza terra di nessuno, dove si perpetrano illegalità diffuse e dove l’incolumità dei cittadini è costantemente a rischio.

Le assurde scelte di De Magistris

La scelta di De Magistris è stata chiara fin da subito: difendere i gruppi estremisti che vandalizzano la città (come successo recentemente a Bagnoli, dove accanto agli antagonisti che hanno dato vita a scontri con le forze dell’ordine ha sfilato parte della giunta comunale), tollerare i clandestini, chiudere gli occhi di fronte ai rom, non contrastare fenomeni di degrado sociale. E ai napoletani chi ci pensa? Altro che politiche di integrazione. Siamo alla disintegrazione sociale di un territorio che già è alle prese con una crisi economica e produttiva endemica e, per certi versi, irreversibile. E allora la soluzione, l’unica soluzione possibile, è quella che le istituzioni sovracomunali si sostituiscano, ancora una volta, all’amministrazione, commissariandola anche per la gestione dell’ordine pubblico. C’è bisogno di ripristinare la legalità e la sicurezza secondo il modello che Rudolf Giuliani applicò a New York, quello della tolleranza zero. Perdere ulteriore tempo andando in altre direzioni espone la città a rischi enormi di cui si assumono le responsabilità quanti in questi tre anni e mezzo hanno fiancheggiato l’immobilismo amministrativo della giunta arancione.