No Tav, ecco come sabotare i treni: gli anarchici ora fanno lezione sul web

Il sospetto degli investigatori è che dietro quelle parole dalla forte connotazione ideologica vi sia, in realtà, una sorta di rivendicazione dell’attentato di Bologna del 23 dicembre scorso, ai cavi elettrici dell’Alta velocità. Di certo l’articolo dal titolo fin troppo esplicito – “Il Tav è ovunque e sabotarlo è facile e alla portata di tutti gli ardiri e gli ardori” – è stato ampiamente rilanciato su siti web di area anarchica, a commento proprio dell’attentato di Bologna. E non è un caso, per gli investigatori, che l’articolo porti la stessa data.
Le frasi dell’articolo «sono state annotate dalla Digos», conferma il procuratore aggiunto portavoce della Procura di Bologna, Valter Giovannini. E a chi gli chiede un parere sulle dichiarazioni del questore di Bologna, Vincenzo Stingone, secondo cui con il sabotaggio «non è stata messa a repentaglio l’incolumità delle persone», Giovanni replica: «Per la qualificazione giuridica» di quanto avvenuto il 23 «la Procura ha già fatto le sue valutazioni». Di fatto l’ufficio dell’accusa indaga contro ignoti per pericolo di disastro ferroviario causato da danneggiamento, interruzione di pubblico servizio e danneggiamento seguito da incendio.

Critiche all’ideologo No Tav Erri De Luca

L’articolo sul quale si è appuntata l’attenzione della Digos e della Procura è una sorta di “chiamata alle armi” collettiva, un appello agli antagonisti a fare ognuno la propria parte in quella che l’estensore dell’articolo identifica quasi come una missione. E la memoria non può che tornare indietro nel tempo alle tante “risoluzioni” scritte con linguaggio involuto dalle Brigate Rosse negli anni di piombo per cercare di fare proselitismo e, al contempo, trovare consenso per le proprie azioni sanguinarie.
L’estensore dell’articolo, riferendosi alle azioni contro il Tav, si augura che «ciò che sta accadendo» possa assumere dimensioni sempre maggiori per fare «finalmente uscire la lotta contro il Tav dai ristretti confini di una civile vallata per estenderla a un paese caotico».
Nell’articolo viene citato anche lo scrittore Erri De Luca, noto per le sue posizioni No Tav, però – come in altre occasioni – per criticarlo.
«La significatività di un atto – scrive l’anonimo autore dell’articolo presto rimbalzato da un sito anarchico all’altro – non è data dal suo share televisivo né dalla sua condivisione cittadina. Altrimenti dovremmo essere grati a un Erri De Luca per aver pubblicamente sostenuto la necessità del sabotaggio e ai giudici del tribunale di Torino per non averlo condannato per terrorismo. Come se il ritorno del sabotaggio fosse merito loro».

Torna il linguaggio vetero-ideologico delle Br

Si parla di “ritorno del sabotaggio” e il messaggio è fin troppo chiaro. Nei prossimi mesi se ne vedranno delle belle. E, infatti, la conclusione è una sorta di annuncio delle azioni future: «Quando i media ripristineranno il mussoliniano silenzio sui fatti, quando il calcolo della politica riprenderà il sopravvento sull’eccesso della rabbia, anche allora, come sempre, basterà un po’ di immaginazione e di determinazione. E un altro, nuovo rintocco».
Una minaccia chiara ed esplicita. Alla faccia dei giudici della Cassazione. Che l’estate scorsa sentenziarono che se non c’è un «grave danno per un Paese o un’organizzazione internazionale» e se non si è «creata un’apprezzabile possibilità di rinuncia da parte dello Stato alla prosecuzione» delle opere per l’Alta Velocità non si può parlare di terrorismo.
Proseguono intanto gli accertamenti tecnici sull’attentato del 23 dicembre scorso. L’attenzione degli investigatori è puntata su quelle tre-quattro figure figure indistinte per la nebbia che gravava nella zona, che attorno all’ora del sabotaggio si dirigono verso il punto dove è stato dato fuoco al pozzetto, nelle prime ore del 23 dicembre, mandando in tilt l’Alta velocità e altre linee del nodo di Bologna.

Analogie con il sabotaggio del 21 dicembre a Firenze

L’immagine, estrapolata dagli investigatori della Digos di Bologna, che hanno analizzato ieri le varie telecamere nella zona del sabotaggio, è fortemente disturbata, ma gli investigatori sono fiduciosi nel riuscire a dare un volto agli attentatori, quei «criminali vigliacchi», come li aveva definiti Giovannini, «che hanno agito contro i diritti della gente comune».
La polizia ha analizzato le varie immagini e da una telecamera di sicurezza, posta nei pressi di un accesso al settore Alta velocità, sono venuti fuori i fotogrammi che ritraggono il gruppetto, circa 10 minuti prima del sabotaggio, che nella fitta nebbia si dirige in direzione del punto dove si trova il pozzetto.
Immagini che però, appunto, ritraggono sagome indistinte. Non ci sono dubbi che la matrice sia anarco-insurrezionalista e che vi siano legami con il sabotaggio simile del 21 dicembre a Firenze e sono aperti i contatti tra gli uffici investigativi delle due città. Proseguono anche gli accertamenti sulla tanica di liquido, probabilmente nafta, trovata la vigilia di Natale nei controlli di routine lungo la linea alta velocità Bologna-Milano, a Samoggia, al confine tra le province di Bologna e Modena. A trovarla erano stati gli addetti alla vigilanza mentre perlustravano i binari a piedi. La tanica, in plastica e aperta, era tra i binari della linea ad Alta Velocità, in un’area delimitata da muri e cancelletti. Uno di questi ultimi era aperto. Tra le ipotesi c’è anche quella di un tentato furto di carburante.