È ancora strage di cristiani in Kenya, nell’indifferenza dell’Occidente

Continua la strage dei cristiani nel mondo, continua nell’indiferenza di un’Europa e di un Occidente timorosi non turbare i rapporti con le lobby musulmane. L’ultima efferatezza è avvenuta in Kenya, a Mandera, al confine con la Somalia: 36 lavoratori cristiani soni stati trucidati dai miliziani di Al Shabaab, un gruppo somalo legato ad Al Qaeda. Erano operai di una cava. Sono stati uccisi mentre dormivano, alcuni orrendamente decapitati. Al Shabaab sta da tempo terrorizzando il Kenya: nella sera precedente, un altro attacco, a Wajir, aveva causato un morto e 12 feriti in un bar. Mandera è vicina al luogo in cui il mese scorso un gruppo di islamisti aveva massacrato 28 non-musulmani che viaggiavano su un autobus. Quei 28 poveracci erano stati uccisi solo perché non conoscevano il Corano.

L’ultimo anello di una catena dolorosa

Il Kenya non è che l’ultimo anello di una catena dolorosa. Da anni è massacro in Nigeria, in Pakistan, in India, in Medio Oriente e in altre aree della Terra devastate dall’odio etnico-religioso. Ovunque è sempre la stessa, atroce scena: gente pacifica, spesso anche umile e povera, versa il proprio sangue per mano di fanatici islamisti che sacrificano ogni senso di umanità sull’altare del delirio integralista. Non si può fermare questa strage? Si può, certo che si può. Il problema è che la società, la stampa, i governi dell’Occidente guardano da un’altra parte. E questo un po’ per ignoranza, un po’ per insensibilità, un po’ (anzi, diciamo soprattutto) per l’imperio del politically correct che sta diffondendo incredibili e paralizzanti sensi di colpa nell’opinione pubblica del nostro emisfero.

Ogni 5 minuti è trucidato un cristiano nel mondo

Merita di essere ricordato quanto denunciò un paio di anni fa lo scrittore Vittorio Messori: «In Europa e in America si continua a rimproverare ai credenti, soprattutto ai cattolici, un passato remoto di inquisizioni, di intolleranza, di crociate, di censure: nel frattempo (al di là del carattere antistorico di molte di queste accuse) si stenta a credere che oggi proprio la semplice fede nel Vangelo possa essere causa di rischio troppo spesso mortale». Messori ricorda lo sconvolgente dato riferito dal sociologo Massimo Introvigne: 105 mila morti nel solo 2012, uno ogni cinque minuti. «Stando alle ricerche più sicure, il 10 per cento dei due miliardi di cristiani – dunque 200 milioni di persone, quasi tutte in Africa e in Asia – soffrono a causa della loro religione». Di qui una tristissima conclusione: «La persecuzione dei cristiani è oggi la prima emergenza mondiale in materia di violenza e discriminazione religiosa. Non vi è alcuna altra fede che sia così combattuta, sino al tentativo di genocidio in massa dei suoi aderenti». Tremano i polsi a leggere certe, angosciose verità. Ma è, al momento, una indignazione vana: la strage dei cristiani non interessa a nessuno, né all’Onu, né ai Parlamenti né ai signori del potere globale.