Storie italiane: quando Dino Ferrari volle essere sepolto in camicia nera

Questa è una di quelle storie italiane sconosciute e bellissime nascoste dentro i forzieri della memoria di qualcuno. Qualcuno che, in questo caso, è Pietro Cerullo. Cerullo non è uno qualunque, è uno che la politica l’ha fatta davvero, dalla parte “sbagliata” e quando era difficilissimo esprimere le proprie idee. Missino da sempre, nel 1971 progettò e realizzò la fusione delle due organizzazioni giovanili del Msi, il Raggruppamento giovanile studenti e lavoratori e la Giovane Italia, che poi avrebbero dato vita al Fronte della Gioventù. Nel 1972 fu eletto al parlamento con il Msi, che poi abbandonò nel 1976 in seguito alla scissione di Democrazia nazionale, partito del quale Cerullo fu l’ultimo segretario nazionale. Fu certo un errore capitale per Cerullo, uomo stimatissimo dalla base missina, e che sembrava avviato verso i vertici del partito. Nel 1994 tornò per una legislatura alla Camera con la Lega d’Azione meridionale.

La vicenda raccontata da Destra.it diretto da Cannella

Ma la storia che Cerullo ha raccontato non è questa: è quella, ormai dimenticata e lontana, di Dino Ferrari, Alfredo, figlio del patron di Maranello Enzo, che morì nel 1956, a soli 24 anni, di distrofia. Il padre Enzo ne rimase distrutto e volle la nascita del Centro Dino Ferrari per la cura di questa malattia. Dette inoltre il nome del figlio (che a sua volta era stato chiamato così in ricordo del fratello di Enzo, che morì dopo essere partito volontario per la Grande Guerra) a numerosi e riusciti modelli di Ferrari, che oggi i collezionisti si contendono a suon di centinaia di migliaia di euro. Ma non è neanche questa la piccola grande storia che Cerullo ha raccontato sul giornale online Destra.it, diretto da Giampiero Cannella e coordinato da Marco Valle, autore di un autentico colpo giornalistico, perché ha raccontato qualcosa che pochissimi sapevano. Era il 1956, gli anni di piombo erano di là da venire, l’atmosfera politica era relativamente tranquilla, anche se i missini che tentavano di parlare, soprattutto al nord, venivano bastonati se non peggio. Dino, primogenito del drake, era un promettente ingegnere e progettista della casa (tra l’altro aveva realizzato il celebre V6 di 1986 cc per la Formula 2). Ma oltre alla meccanica aveva anche un’altra passione, quella della politica. E simpatizzava per il Msi, allora guidato da Arturo Michelini, al quale avrebbe voluto iscriversi: ma non lo fece mai, racconta Cerullo, per una sorta di riguardo verso la azienda Ferrari, che certamente avrebbe avuto non pochi danni da una sua presa di posizione del genere. Ma poche ore dopo la morte di Dino, Enzo Ferrari invita Cerullo a Maranello, e gli racconta che il figlio aveva espresso il desiderio di essere sepolto non solo in camicia nera (ricordiamoci che la guerra era finita da soli dieci anni e lì in Emilia Romagna i comunisti non erano stati tanto teneri con chi non la pensava come loro) ma anche con il labaro del citato Raggruppamento giovanile studenti e lavoratori. Enzo Ferrari, dice Cerullo, pur consapevole delle eventuali conseguenze che il fatto avrebbe potuto avere, decise però di rispettare la volontà del giovane, e i funerali si svolsero proprio così. Lo stesso Cerullo, allora segretario provinciale del Msi modenese, accompagnò il feretro insieme a molti altri camerati, anche se la storia non racconta poi se ci fossero parlamentari della fiamma o meno.

Il drake fu sempre discreto e corretto con tutti

La vicenda è bella perché non ci fu né una voce né tantomeno un gesto di dissenso, stante il rispetto con cui era tenuta la famiglia Ferrari in quella terra. Né, aggiungiamo noi, la cosa si riseppe o fece clamore: ne veniamo (quasi) tutti a conoscenza oggi, oltre mezzo secolo dopo. Enzo Ferrari, schivo e discreto, non palesò mai le sue idee politiche, dette poiche interviste e sarebbe ingiusto oggi dargli ex post la patente di missino o di antifascista: quello che è certo è che si comportò sempre correttamente, sponsorizzando anche, nota Cerullo, le feste dell’Unità che lassù assumono il significato di una mega sagra paesana. Ma anche, ricorda sempre l’ex parlamentare missino, ricevendo a cena, negli anni successivi, Giorgio Almirante e altri parlamentari della destra nazionale.