Scuola, al sottosegretario Pd piace “okkupare”. Ma oggi l’autogestione è puro conformismo

Le occupazioni dei licei? Sono esperienze di “grande partecipazione democratica” e a volte sono “più formative delle ore passate in classe”. Un’opinione che ha fatto discutere, quella espressa giorni fa dal sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone – esponente Pd – memore delle lotte studentesche di cui è stato partecipe sul finire degli anni Ottanta. Contro di lui si sono scagliati presidi e genitori, ma Faraone rimane della sua opinione e ribadisce, in un’intervista alla Stampa, il suo punto di vista.

Le giustificazioni di Faraone

La “scuola che non può essere solo tempo trascorso sui banchi in attesa che la campanella suoni. In questo senso ho parlato di legalizzazione e di autogestione programmata, come un momento di crescita da affiancare alla didattica”, spiega Faraone. Il clamore suscitato? “Mi aspettavo che raggiungesse l’obiettivo per il quale ho deciso di scriverlo: aprire un dibattito sul tema della scuola che il governo ha messo al centro della sua azione”. “Tanto tra gli studenti quanto tra i professori – dice il sottosegretario – sono emerse posizioni diverse”. “E’ la dimostrazione che sono riuscito a far comprendere che, al di là dell’occupazione – che è illegale e su questo punto voglio essere chiaro – la scuola deve tornare il luogo in cui si costruisce la coscienza civica dei ragazzi e la classe dirigente del futuro“. Faraone torna sulle occupazioni a cui lui stesso aveva partecipato sul finire degli anni Ottanta: “Furono esperienze e occasioni di condivisione. Anche per chi non aveva mai avuto altre possibilità al di fuori della vita familiare. Iniziative culturali e sociali, momenti di aggregazione e di partecipazione democratica che, con quelle di oggi, hanno in comune il tema centrale intorno al quale ruotavano: la riforma della scuola di cui anche allora si discuteva”.

Il rito stanco delle occupazioni