Scuola, la “svolta” di Renzi: alunni in classe con i bidelli e non con i prof

Caos scuola. Solo qualche mese fa squilli di tromba e rulli di tumburi avevano annunciato il vento di rivoluzione renziano aleggiare sul mondo dell’istruzione: via la figura del supplente, assunzione a stretto giro dei precari e regolarizzazione di una situazione in fase di stallo ormai da troppo. E poi? E poi un sondaggio di Skuola.net realizzato su un campione di 1.500 studenti rileva come, tra mancanze e disservizi, da settembre ad oggi, un alunno su tre abbia cambiato docente in almeno 3 materie e quasi uno su due non ha avuto il prof in aula per settimane o mesi. Tutto cambi perché nulla cambi: e infatti, tutto è rimasto impantanato come al solito. Le scuole sono in affanno con i fondi, i supplenti stentano ad arrivare; le classi sono spesso in autogestione coatta e, quando va bene, assistite dai bidelli che, al di là di neologismi professionali e tagli, continuano a svolgere un ruolo di tuttofare e tappabuchi. E di buchi, ahinoi, nella scuola italiana ce ne sono fin troppi da colmare.

Il sondaggio di Skuola.net

A confermarlo tristemente, una volta di più, l’indagine di Skuola.net che denuncia una realtà ancora più caotica di quanto non si pensi. Un ragazzo su due racconta di non aver avuto il supplente in classe per molto tempo: per settimane il 30%, addirittura per mesi il 18%. Non il titolare di cattedra, ma il supplente: con buona pace di concorsi, concorsoni, graduatorie e incarichi annuali. E allora, cosa succede in aula quando c’è la cosiddetta ora di buco? Per 1 studente su 6 la classe viene affidata al docente di sostegno o al bidello, mentre per ben 4 ragazzi su 10 «spesso si resta soli», senza alcun sostituto a vigilare. Ore di lezione perse ma che poi, di fatto, rientrano nel computo dei giorni di scuola. Giorni sottratti a programmi e attività curriculari che per il 46% degli intervistati si traducono in nullafacenza. E non che vada molto meglio al 6% evidenziato dal sondaggio che dichiara di fare lezione con un prof di un’altra classe, o per un altro 6% che si sposta a seconda delle disponibilità semplicemente in altre aule. Del totale degli inteprellati, insomma, appena il 10% dichiara di far lezione con il supplente. Il rimanente 30% alza le mani e ammette: non si fa «nulla, di solito non c’è neanche il supplente».

Il perché del caos supplenze

Il caos supplenze ha comunque diverse sfaccettature: se da un lato i ragazzi raccontano di ore di buco e lezioni che restano scoperte, dall’altro – osserva il portale – esiste anche il fenomeno del balletto dei docenti sulle supplenze più lunghe: quell’intramontabile rituale che soprattutto nei mesi iniziali dell’anno scolastico vede avvicendarsi diversi prof in cattedra, in attesa del supplente «titolare» che resterà più a lungo. Mentre quello chiamato a breve termine corre anche il rischio di restare senza stipendio per mesi, perché la scuola spesso e volentieri ,non ha i soldi per pagarlo… Il governo venerdì scorso ha comunque varato il rifinanziamento del fondo per le supplenze brevi: speriamo che almeno questo proclama non resti senza esiti risolutivi e conferme concrete.