Scandalo a Roma: Marino non vede, non sente, non parla. Va in bicicletta

Ostenta spregio del pericolo, libertà di movimento e apparente serenità politica il sindaco Ignazio Marino che, sulla linea del “fingiamo che la cosa non mi tocchi, e non mi abbia toccato”, si è presentato nel cuore di Roma, a Testaccio, alla base giovane del Pd, in seno alla convention promossa da Factory365. E come da copione politically correct, di stampo rigorosamente democrat, i giovani dem lo hanno accolto calorosamente al suo arrivo in bicicletta. Arrivo sulle due ruote proverbiale e mai tanto ostentato come nella domenica romana del sindaco, solerte come non mai nel sottolineare con una battuta “autocelebrativa” la sua non curanza verso i consigli del prefetto a non continuare a spostarsi in bici per motivi di sicurezza: «Ma il prefetto non è mica il mio papà».

Marino, sotto assedio, continua a negare le dimissioni

Monito paterno o meno, in effetti però non dovrebbe sentirsi poi così tanto al sicuro il sindaco chirurgo, accerchiato da un ricompattato centrodestra (da Forza Italia a Ncd), oltretutto in questo caso in piena sintonia con l’M5S. Un’asse saldo che, con alcune varianti, si ritrova unito sulla soluzione catartica dell’annullamento di cariche e deleghe e del voto. E allora, c’è chi chiede un atto di coraggio di tutti consiglieri a dimettersi, e chi insiste sulla richiesta di scioglimento per mafia. E non solo: malgrado la difesa diplomatica del ministro Boschi che, ospite de L’Intervista su Sky Tg24, ha rinnegato l’ipotesi di un commissariamento dell’amministrazione comunale, l’assedio al Campidoglio e al suo primo inquilino dopo il coinvolgimento nell’inchiesta Mafia Capitale di un assessore e del presidente dell’assemblea capitolina, ex e autosospesi dal Pd, è ormai più che palpabile. Ma il sindaco insiste a voler rimanere in sella nonostante gli scossoni, il percorso accidentato da cui proviene e la strada tutta in salita che lo aspetta, tanto da arrivare a dirlo chiaro e tondo: «Ma secondo voi ho affrontato un anno e mezzo di cambiamenti così radicali per poi dire «ho scherzato, adesso vado alla spiaggia»?

Tutte le contraddizioni del sindaco

Chissà. Magari però, prima di dirigersi verso lidi balneari, Marino dovrebbe provare a spiegare almeno qualcuna delle contraddioni sostenute negli ultimi giorni. Per esempio, rendendo conto degli appalti assegnati a Salvatore Buzzi, e dei contribuiti ricevuti in cambio. O della delibera della giunta di Roma, di circa un mese fa, nella quale viene dato alla Cooperativa 29 giugno in affitto a neanche 1300 euro mensili un immobile del quale lo stesso Comune indica in oltre 6000 euro il valore di mercato. E ancora, risalendo più indietro nel tempo, Marino dovrebbe provare a spiegare perché abbia ricevuto un finanziamento per la sua campagna elettorale da una coop finanziata con i soldi del Comune, e magari ricostruire con più precisione di quanto fatto finora il contesto in cui furono scattate le foto in quella stessa cooperativa: istantanee che ritraggono il sindaco a parlare proprio con Buzzi. E magari, invece di diagnosticare senza riserve il male, salvo poi affidarne la cura a semplici risoluzioni di superficie, oltre che impegnarsi a scongiurare il rischio della remissione del mandato, Marino potrebbe provare a spingersi un po’ oltre. Parlare, infatti, di una giunta della legalità e di un Campidoglio «casa di vetro» con porte sbarrate alla criminalità. Sentenziare su una «fase di emergenza» relativa a un «paziente Roma» che ha bisogno di un trapianto di legalità, significa continuare a guardare alla punta dell’iceberg, continuando a non mirare al sommerso. Significa non voler curare, a partire dalla testa, e passando per tutti i gangli connettivali di Roma Capitale, il malcostume che ha contagiato il sistema comunale capitolino in maniera pericolosamente trasversale. Significherebbe, cioè, affidarsi a una semplice spolveratina tra le fila di deleghe, rimpasti e sostituzioni funzionali a un Marino bis, più che il taglio chirurgico necessario, infliggerebbero una superficilae e non curativa passata di lametta.