Salvini sbarca al Sud in giacca e t-shirt. Sparisce il verde padano…

È la star del giorno: decine di flash e taccuini impazziscono dietro l’altro Matteo. Sdoganato dal successo elettorale, ben rasato, camicia bianca sbottonata, niente cravatta verde, Salvini sceglie l’austera Sala del Mappamondo di Montecitorio per battezzare la sua nuova creatura (un «progetto di vita online»)  per aggredire le sterminate praterie del Centro e del Mezzogiorno d’Italia.

Il simbolo

Lo sbarco al Sud è ufficiale con tanto di simbolo, moduli di iscrizione, carta dei valori e gadget. Sparisce il nome Lega, troppo ingombrante, sparisce il verde padano e al suo posto, su un rassicurante sfondo azzurro stile forzista, si stagliano le parole NOI con SALVINI. «Non è particolarmente intelligente, ma lineare e sobrio», dice ammettendo un po’ di imbarazzo per non aver  resistito alla tentazione del carisma personalistico. Rottamazione? Solo a metà.  Al Nord (fino alla Toscana e all’Umbria) la Lega non si tocca; al Centro- Sud e Isole il Carroccio si rifà il look. Le chiama “contaminazioni” e che non si dica che dietro le baldanzose truppe di Matteo si nasconda un’operazione elettorale per blindare il Sud e mettersi al timone del centrodestra.

Gli errori

«Non siamo cambiati, anche io ho fatto i miei errori, ma guardiamo avanti». Sbarcare al Sud, sedurre i delusi, i disperati, i pasdaran dell’astensione, per conquistare quel profilo nazionale che è sempre stato un tabù. Per ora niente organigramma, niente referenti locali, niente sede: il verbo è affidato al web. Con quale selezione? Come per gli immigrati, il controllo degli ingressi (in arrivo anche un manipolo ristretto di ex An) è una vera spina nel fianco.

No agli infiltrati

A parole il progetto, a cui il segretario ha lavorato con l’aiuto di un pugno di fedelissimi, è out per infiltrati o riciclati. Ma la formula non c’è: per ora il discrimine, dall’aria vagamente populista, è tra chi ha un curriculum politico e chi no. «Abbiamo tante richieste, comitati, associazioni, le vaglieremo, per ora è un pre-adesione, chi non ha esperienze politiche entra subito, per gli altri ci prenderemo del tempo. Non mi interessa la ricicleria. Non siamo un tram per chi vuole tenersi la poltrona…».

Nessuna guerrra

Non parte la guerra nel centrodestra, promette il leader leghista. «Il mio competitor è Renzi, la sfida non è con Berlusconi né con Alfano», per il quale – ha chiarito – non c’è spazio. «Non mi alleo con chi non è coerente sui principi e governa con Renzi. Mi interrogo invece sui chi sta al governo a metà con la sinistra».

Secessione

Sulla secessione, croce e delizia dei tempi andati neanche un cenno. Bocche cucite sull’articolo 1 dello statuto, quello che Fratelli d’Italia chiede da tempo di correggere come condizione per un’alleanza futura  Meglio giocare con formule più stemperate: la parola d’ordine della Lega 2.0 è “Stato federale italiano” perché i cannoni leghisti non sono mai stati puntati contro il Sud ma contro la sua classe dirigente.

Non abbiamo fretta

«Non abbiamo fretta. Non so quando, ma andremo al governo». Con malcelato orgoglio padano, Salvini ironizza sui «fini analisti» che un anno fa vaticinarono la morte della Lega sepolta dagli scandali del Trota. «E invece siamo qui e dettiamo l’agenda politica su euro, Europa e tassazione…». Li chiama “paletti semantici” quelli posti sui temi più caldi: «Lo Stato non entra in camera da letto, in cucina, in bagno. Ma il matrimonio è quello tra uomo e donna e i bimbi li adottano le famiglie con un padre e una madre» Sul dopo euro non rinuncia all’immancabile stoccata a Grillo. «Ha smesso di insultarci. È una buona notizia. Il suo referendum resta una sòla perché l’euro cadrà prima dell’inutile raccolta di firme del M5S».