Riforme, governo battuto sui senatori a vita. Ma la Boschi ostenta fiducia

Governo battuto in commissione Affari costituzionali della Camera sulla legge elettorale. A provocare l’inciampo dell’esecutivo, due emendamenti identici, uno a firma Lauricella (Pd), l’altro del vendoliano Quaranta. Entrambi prevedono che il futuro Senato sia composto da “cento senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali”, modificando così quella parte dell’articolo 2 del testo che fissava a 95 i senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali lasciando intatta la quota di 5 di nomina presidenziale. Al termine della votazione la seduta della commissione è stata sospesa, per riprendere dopo circa un’ora e mezza con l’esame degli emendamenti all’articolo 11.

Decisivo il voto del dissidente “azzurro” Bianconi

Sulla coppia di emendamenti si è creato un fronte trasversale che ha visto saldarsi l’opposizione di M5S, FdI, Lega e Sel cone le fronde interne di Forza Italia e del Pd. alla fine risultato decisivo il voto in dissenso di Maurizio Bianconi, frondista “azzurro”, da sempre in aperta polemica contro il “patto del Nazareno” stipulato da Renzi e Berlusconi. Nel Pd, invece, in molti hanno disatteso le indicazioni di voto del gruppo. Tra questi Rosy Bindi, D’Attorre, Cuperlo. Lo scivolone del governo non sembra tuttavia preoccupare il ministro Maria Elena Boschi. «La parola finale spetta all’Aula, il dato politico è quello», è stato il commento della responsabile delle Riforme.

Nel Pd acque sempre più agitate sull’Italicum

A dispetto del fair play del ministro, l’inattesa sconfitta del governo riporta in superficie le tensioni interne al Pd e in Forza Italia. «Elezioni subito», scrive in un tweet il vicepresidente della Camera, Roberto Giachetti. Nel suo mirino finiscono i «frammenti di minoranza», il cui obiettivo è impallinare il governo. «Con amici così a che servono i nemici?». Già. In soccorso di Bianconi corre Daniele Capezzone: «L’approvazione dell’emendamento Lauricella – spiega – è un successo del collega Bianconi, e, con lui, degli altri 17 deputati di Forza Italia che avevano (avevamo) firmato analogo emendamento soppressivo». Si concentra invece sulla norma-ponte da approvare per consentire le elezioni anticipate in caso l’Italicum (valido solo per la Camera) dovesse essere approvato prima della prevista abolizione del Senato elettivo il bersagliano Alfredo D’Attorre: «Una legge elettorale vigente c’è e vale il Consultellum. Se poi per il futuro Renzi pensa di abbandonare l’Italicum per il Mattarellum, ragioniamo”. A conferma che nel Pd le acque sono tutt’altro che tranquille.