Renzi bacchetta i magistrati solo dopo l’interrogatorio del padre indagato

Matteo Renzi, intervistato da Fabio Fazio a “Che tempo che fa” su Rai3, ha bacchettato i magistrati e ribadito la linea dura sulle critiche ricevute dall’Associazione Nazionale Magistrati: «Scrivano le sentenze, non comunicati stampa. In Italia non sono tutti ladri. Se uno ha rubato, deve pagare e, se è dirigente pubblico, non deve più avere a che fare con la cosa pubblica». Frasi certamente condivisibili, però un po’ sospette quanto a tempistica, dato che il premier le ha pronunciate all’indomani dell’interrogatorio del padre Tiziano, indagato per bancarotta fraudolenta.

L’inchiesta per bancarotta

Secondo l’ipotesi d’accusa – racconta il sito www.grandecocomero.com, che denuncia il silenzio dei Tg sul caso – Tiziano Renzi, prima di dichiarare il fallimento della sua società con debiti per un milione 300 mila euro, nel novembre 2013, l’avrebbe spogliata del ramo sano cedendo i beni disponibili alla Eventi6, azienda di proprietà della moglie Laura Bovoli (che non risulta indagata). Si sarebbe dunque attuato il classico schema di tante bancarotte fraudolente: un debitore che, attraverso vendite più o meno fasulle, sfugge ai propri creditori nascondendo i beni. A insospettire i magistrati – continua il sito che cita Il Fatto quotidiano – è stato il prezzo di cessione da marito a moglie: appena 3878,67 euro. Il contratto viene firmato l’8 ottobre 2010. Tiziano Renzi cede alla consorte auto, furgoni, muletti, capannoni e altri beni per 173.000 euro complessivi e uno stato patrimoniale con 218.786 euro in attivo e 214.907 in passivo: la differenza è la cifra che viene corrisposta per la cessione. Dopo appena sei giorni, il 14 ottobre 2010, Tiziano Renzi torna dal notaio e trasferisce la sede della Chil Post Srl a Genova, si dimette da presidente e nomina suo sostituto Antonello Gabelli di Alessandria. Tre settimane dopo, il 3 novembre, cede l’intera proprietà della società a Gian Franco Massone, prestanome per il figlio Mariano. Ma l’azienda è ormai priva di beni ed è gravata da un passivo di un milione e 150.000 euro, compresi 496.000 euro di esposizione con il Credito Cooperativo di Pontassieve guidato da Matteo Spanò, da sempre fedelissimo di Matteo Renzi. Sia l’esposizione con la banca sia i debiti verso i fornitori non vengono ripianati e Massone dichiara il fallimento della Chil Post nel 2013. Il Tribunale fallimentare, esaminando gli atti, trova inusuale la cessione alla Eventi6, in particolare il fatto che nella società della moglie di Tiziano Renzi confluiscano solo le passività necessarie a pareggiare nello stato patrimoniale le voci in attivo, come un debito con la Cassa di Risparmio di Firenze per complessivi 185.000 euro. Il dubbio è che, per trasferire i contratti in essere per la distribuzione dei giornali – tra cui Il Messaggero e quelli del gruppo l’Espresso – e i vari beni, come le auto e i capannoni, Tiziano Renzi abbia spostato solo i debiti necessari a far figurare il pareggio, lasciando nelle mani di Massone il grosso del debito. Al momento, insieme a Tiziano Renzi, il fascicolo coinvolge gli amministratori Gabelli e Massone, nessuno della Eventi6.