Italicum, la carica dei 17mila emendamenti. Pd diviso, Renzi trema

Preoccupazione nel Pd sull’approvazione della legge elettorale. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi questa mattina si è recato al Senato per l’assemblea del gruppo dem convocata per fare un punto sui lavori parlamentari e la legge elettorale. È presente anche il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi. «Serve l’impegno di tutti i senatori Pd – ha detto il capogruppo Luigi Zanda – Sulla legge elettorale esistono posizioni diverse nel gruppo ma bisogna confrontarsi e trovare una sintesi».

I 17mila emendamenti

A rendere il clima bollente sono oltre gli 17mila emendamenti che incombono sulla riforma elettorale in Senato. Dopo che martedì la commissione Affari costituzionali ha bocciato il suo ordine del giorno, Roberto Calderoli ha infatti confermato i suoi 16mila emendamenti. L’oggetto dell’ordine del giorno e dello scontro non è l’Italicum in sé, bensì la legge elettorale “transitoria” con cui si andrebbe al voto in caso di urne anticipate. Il premier durante la riunione al Senato si è tuttavia dichiarato sicuro di riuscire ad approvare la riforma in Senato a gennaio, secondo l’obiettivo indicato, prima dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica. E si è detto favorevole a fissare una data certa per l’entrata in vigore dell’Italicum. Renzi ha, poi, bocciato la proposta di alcuni senatori renziani di inserire il Mattarellum come norma transitoria dell’Italicum in caso si vada a votare prima dell’approvazione della legge. Il premier, secondo quanto riferisce il senatore del Pd Francesco Russo su Twitter, ha ribadito i cardini della riforma: «Abbassamento delle soglie di sbarramento, parità di genere, no all’apparentamento» delle liste. E ancora: «Ballottaggio, no a veto di piccoli partiti, premio di maggioranza, no liste bloccate, regole condivise». Per quanto riguarda il via della riforma costituzionale alla Camera, Renzi ha posto come obiettivo il 31 gennaio.

La norma transitoria

Oggetto del contendere, dunque, è la norma transitoria. L’Italicum, infatti, vale per la sola Camera presupponendo l’approvazione della riforma costituzionale del Senato. Ma se si approva l’Italicum e poi si corresse alle urne prima di completare la riforma costituzionale, con che sistema si voterà? Il sospetto, esplicitato da Loredana De Petris (Sel) e da Stefano Fassina, nei giorni scorsi è che Renzi miri alle urne a giugno. E allora la norma transitoria diventerebbe più importante di quella che andrebbe a regime, perché sarebbe quella con cui si eleggerebbe il nuovo Parlamento. Calderoli e De Petris, negli ordini del giorno bocciati martedì, indicavano il Consultellum corretto, e cioè un proporzionale per Camera e Senato la norma transitoria. Ma contro di essi sono confluiti tutta la maggioranza, Forza Italia e il gruppo Gal che riunisce i partiti vicini a FI.