Il preside anti-presepe pensa di cavarsela attaccando Salvini

Il preside anti-presepe è in pieno furore ideologico. Non ascolta nessuno, dà motivazioni surreali e parla con disprezzo di Salvini («non ho tempo da spendere per leggere le dichiarazioni di un signore che si fa fotografare nudo con la cravatta»). Piero Bottale, il preside della scuola di Leini, alle porte di Torino, pensa di essere diventato un vip, una star, gode del suo momento di notorietà. Ha detto no al presepe nel suo istituto, obbedendo alla moda laicista lanciata dalla sinistra, gira la frittata («i problemi sono altri») e difende la sua scelta: «Sono stato contattato tempo fa da un responsabile di Unitre per collocare una struttura di presepe all’interno del cortile della scuola dell’infanzia. Ho invitato a trovare un’altra collocazione, per evidenti ragioni di opportunità». Poi aggiunge: «Non ho mai ricevuto alcuna richiesta ufficiale. Se ci fosse stata, avrei prima di tutto chiesto garanzie sotto il profilo della sicurezza perché se un bambino si fa male la responsabilità è mia». In sostanza il presepe, oltre ad essere offensivo per i non credenti, è anche pericoloso.

Ecco il perché dell’attacco a Salvini

Non appena la notizia del no è venuta fuori, Salvini ha detto: «Ci risiamo… un altro geniale preside anti-presepe. Non ci sarà nessun presepe nell’atrio e nelle aree di pertinenza della scuola, per motivi di sicurezza, di organizzazione e anche di rispetto della cultura di tutti. Ma come si fa a vergognarsi di un simbolo di gioia, di festa, di pace? Se vogliono un mondo al contrario, sapremo fermarli».

La tradizione del presepe va difesa

Di terracotta o di cartapesta, con le statue dei protagonisti dell’attualità, dallo sport alla politica, ai Re Magi viventi che si recano in processione alla stalla del Bambin Gesù. Da secoli l’avvicinarsi del Natale è scandito anche dai preparativi del presepe. Quest’anno, però, la tradizione che fino a qualche anno fa univa grandi e piccini, è diventato elemento di discordia e di litigi. Soprattutto tra chi ritiene sia giusto portare avanti le abitudini e chi in queste ultime vede invece una mancanza di rispetto della cultura di tutti. È la logica della sinistra, sempre intenta a disintegrare tutte le tradizioni del nostro Paese, cercando di creare un nuovo modello di società. Una logica che ha portato alcuni sindaci del Pd a cancellare nei moduli di iscrizione alle scuole materne ed elementari le parole “padre” e “madre” per sostituirle con “genitore 1 e 2”. O a fare lezioni ai bambini con le favole omosessuali, in cui Biancaneve viene risvegliata con un bacio in bocca da una principessa e non da un principe oppure il papà triste che divorzia e che poi svela contento ai figli di avere un fidanzato maschio. Tutte iniziative senza senso, in cui le vittime del furore ideologico della sinistra sono bambini in tenera età, trattati come cavie. Poi si arriva a non festeggiare il Natale e a vietare il presepe nelle scuole.