Povero Natale: 6 milioni di italiani senza doni. E arriva la stangata Tasi…

Nel 2014 solo un italiano su due (51%) ce la fa ad arrivare a fine mese, mentre il 36% non riesce a superare la terza settimana e il 13% la seconda. Lo rileva la Confesercenti sulla base di un sondaggio in vista del Natale. Sette anni fa la quota di italiani che poteva contare su un reddito sufficiente per tutto il mese era del 64%. La crisi rallenta anche la corsa ai regali di Natale: la quasi totalità degli italiani (il 96%) non rinuncerà almeno all’acquisto di un dono, ma il 13% – oltre 6 milioni di persone circa – non comprerà nessun regalo per sé o per la famiglia, ed il 71% opterà invece per un regalo utile. Secondo la ricerca, a risentirne anche il tradizionale simbolo natalizio: negli anni della crisi l’albero di Natale si è accorciato in media di mezzo metro e oggi la maggioranza degli abeti acquistati dagli italiani hanno una altezza inferiore al metro e mezzo e in molti casi non superano neanche il metro.

Tasi più cara dell’Imu per il 53% degli italiani

A condizionare i consumi natalizi, quest’anno, anche l’incombenza dei pagamenti fiscali. La Tasi e l’Imu busseranno insieme alla porta degli italiani. Il conto alla rovescia è iniziato: il pagamento del saldo delle due imposte dovrà essere fatto entro il 16 di dicembre. Come sempre accade con una imposta ”municipale” l’impatto sarà differenziato da zona a zona ma – secondo una ricerca della Uil – una famiglia su due pagherà per la Tasi un conto più salato della vecchia Imu. «È vero che il costo della Tasi sulla prima casa sarà complessivamente un po’ più basso dell’Imu – afferma uno studio elaborato dal Servizio Politiche Territoriali della Uil – ma la distribuzione della nuova tassa è meno equa». Dall’elaborazione emerge che 53,5% dei contribuenti pagherà un conto più salato. Il costo medio sarebbe di 156 euro, che sale e 197 euro per i capoluoghi.

Il salasso di Fassino ai torinesi

La città più cara è Torino dove si paga 403 euro seguita da Roma (391), Siena (356) e Firenze (346). Olbia e Ragusa sono i «paradisi fiscali» nel mondo Tasi con un’aliquota zero. Qui non paga nessuno proprietario di prima casa. Sempre secondo la Uil, «pagherà un po’ di più chi prima era esente o pagava cifre basse e pagheranno molto meno i proprietari di quelle abitazioni con rendite catastali elevate». A determinare le maggiori sperequazioni sono le molteplici variabili che incidono sul calcolo della cifra da pagare a cominciare dalle aliquote (si varia dall’aliquota zero di Olbia e Ragusa ai 3,3 per mille di città come Torino, Bari, Catania o Como), su queste intervengono poi le almeno 100.000 combinazioni di detrazioni nelle quali la fantasia dei Comuni si è sbizzarrita. Alla fine, a Bari (con aliquota al 3,3%) una prima casa con rendita catastale di 450 euro ma di proprietà di una famiglia con reddito dichiarato Isee di 10.000 euro, non paga la Tasi mentre una famiglia con lo stesso tipo di casa e di reddito Isee a Belluno, dove l’aliquota è del 2,5 per mille, pagherà 189 euro.