Pena di morte, l’Onu messa sotto scacco da Arizona e Oklahoma

Oklahoma e Arizona sfidano l’Onu: entrambi gli stati hanno dato nuovamente il via alle esecuzioni, fermate dopo la morte di due condannati sul lettino dell’iniezione letale dopo raccapriccianti e prolungate agonie. «L’iniezione letale è più umana della forca», ha giustificato il verdetto il giudice Stephen Friot della Corte Federale Distrettuale di Oklahoma City. Solo la settimana scorsa, con un voto record di 117 “sì” l’Assemblea Generale dell’Onu aveva esortato gli stati membri delle Nazioni Unite ad adottare una moratoria della pena di morte in vista della sua totale abolizione.

Boia attivo in Giordania e Pakistan

All’indomani del voto, Giordania e Pakistan hanno ridato il via al boia, il cui lavoro era stato sospeso rispettivamente nel 2006 e 2008. In Oklahoma la moratoria di fatto era in vigore da aprile quando il condannato Clayton Lockett aveva impiegato quasi mezz’ora a morire. L’Arizona ne aveva imitato l’esempio in luglio dopo il fiasco dell’esecuzione di Joseph Wood: due ore prima di esalare l’ultimo respiro sul lettino dell’iniezione letale.

Un farmaco sott’accusa

In entrambi i casi era stato messo sul banco degli imputati il midazolam, uno dei farmaci entrati nel protocollo dell’iniezione letale dopo che altri sedativi più efficaci sono diventati introvabili per boicottaggio delle case farmaceutiche partito dall’Europa. «Si sta sperimentando su cavie umane», avevano sostenuto senza successo i legali di un gruppo di detenuti nel braccio della morte. Il giudice Friot ha assolto il farmaco: «Lockett è stato un episodio isolato. Il midazolam è stato usato in una decina di esecuzioni altrove e non ci sono stati problemi». E anche in Arizona dove Wood, secondo i testimoni «ha rantolato per quasi due ore prima di morire», un rapporto commissionato dal Dipartimento alle prigioni ha osservato che «si è trattato delle normali risposte dell’organismo al processo della morte, anche nel caso di una persona pesantemente sedata». Il direttore delle carceri Charles Ryan ha fatto sapere che, se possibile, lo stato abbandonerà il protocollo che univa il midazolam all’oppiaceo idromorfone. Ma se altri farmaci “più efficaci” non saranno reperibili, il midazolam verrà rimesso in gioco assieme ad altri due prodotti: l’agente paralizzante e un farmaco che ferma il cuore.