Padania-Cremlino: Salvini non disdegnerebbe i rubli di Mosca

La Padania non disdegna i rubli di Mosca. Non si era spinto a tanto neppure Silvio Berlusconi che con Putin ha sempre avuto e vantato un’amicizia inossidabile. Matteo Salvini in versione globettroter e turista non per caso, dalla platea della Duma, ha suggellato il gemellaggio con la Russia rinnovamento il J’accuse alle sanzioni anti-russe imposte dal miope Occidente. E si è conquistata la standing ovation dei presenti. La campagna di Russia 2.0 si tinge di verde: da via Bellerio  insomma non si prepara solo lo sbarco al Sud ma anche la scalata a est.

Gemellaggio commerciale

Durante la visita lampo del leader leghista a Mosca (dove però non è riuscito a incontrare l’amico Vladimir), la seconda trasferta russa in meno di due mesi, Matteo, “ambasciatore di pace e delle piccole e medie imprese” italiane, come lo descrive la Padania, ha messo le prime basi per una collaborazione più stretta con Mosca. «Vado via», ha detto dopo l’immancabile foto ricordo dalla Piazza Rossa, «con proposte di partnership concrete su alcuni fronti come turismo e agricoltura, proporremo agli imprenditori italiani di scommettere sul futuro e investire al di là delle sanzioni». Del resto, a leggere il quotidiano di partito, Salvini avrebbe ricevuto un “trattamento da capo di Stato”, con i deputati che “come un sol uomo” si sono alzati e l’hanno applaudito entusiasticamente.

Renzi succube delle sanzioni

Con il suo Alberto da Giussano ben appuntato sulla giacca, Salvini ha preso la parte del paladino del made in Italy in Russia e ha puntato il dito contro Renzi, incapace di risolvere i problemi politico-commerciali con Mosca dopo le sanzioni europee che hanno messo in ginocchio migliaia di imprenditori italiani. «Per una volta – ha detto – devo dare ragione alla Merkel quando dice che Renzi non ha fatto un accidenti». Per l’occasione Salvini è tornato ad attaccare l’amministrazione Usa, perché «l’aria che tira a Bruxelles sulle sanzioni non è europea, ma arriva da Oltreoceano». Parole particolarmente gradite alla platea russa.

Il prestito conveniente

Dal Cremlino la Lega non ha «mai ricevuto una lira», ha detto il segretario della Lega ai giornalisti italiani smentendo la diceria che i suoi collaboratori vanno e vengono da Mosca per questo obiettivo. Ma in futuro chissà. La politica costa e le crociate leghiste contro l’Europa dei burocrati non sono gratuite. La Lega non rifiuterebbe, insomma, un aiutino dallo “zar Putini”, un eventuale prestito «da una banca russa se conveniente». Anche su questo fronte il segretario del Carroccio conferma la vicinanza con il Front national dell’amica Marine Le Pen che a settembre si è rivolta alla First Czech Russian Bank, un piccolo istituto moscovita ritenuto vicino a Putin, per un prestito di nove milioni di euro.

Cicchitto: solo cabaret

«Salvini è molte cose, anche un grande interprete di cabaret: cerca di imitare il Pci nel rapporto organico con la Russia e di soppiantare Berlusconi nel rapporto personale con Putin», ha commentato l’alfaniano Fabrizio Cicchitto attaccando la politica di Putin che, «se non avesse conquistato manu militari la Crimea», non avrebbe provocato le sanzioni.