Il fallimento di Obama: il razzismo esplode col “presidente nero”

Che Obama sia al suo minimo storico di consenso lo dimostrano, oltre che i sondaggi e i recenti risultati elettorali, le sue ultime dichiarazioni sul razzismo dopo i violenti scontri di Ferguson, New York, Cleveland: «È profondamente radicato nella nostra società, nella nostra storia. Ma non è più come 50 anni fa». Il presidente nero pronuncia queste parole mentre in tutti gli Stati Uniti è un weekend di mobilitazione contro l’uso eccessivo della forza da parte della polizia. E nella città universitaria di Berkley, in California, esplode la violenza, con scene di vera e propria guerriglia urbana: scontri, feriti, lanci di pietre e bottiglie, negozi saccheggiati e decine di arresti. Ma per Obama «non è più come 50 anni fa». La protesta si è invece mantenuta pacifica a New York, dove un gruppo di manifestanti ha occupato il negozio della Disney sulla Fifth Avenue, ma senza incidenti. Il presidente americano – che nei giorni scorsi ha annunciato un stretta sulla polizia e sulle regole che vietano il “racial profiling” – affida ad un’intervista sul circuito Bet le sue considerazioni: «La sfiducia tra le minoranze e la polizia non è un problema che si risolve in una notte – ha affermato – ma per quanto dolorosi siano questi incidenti non possiamo paragonare ciò che accade ora con 50 anni fa. Chiedete ai vostri genitori o nonni, vi diranno che le cose vanno meglio. Non bene, ma meglio». Insomma, un invito alla calma e alla pazienza. E a non mollare se le cose non cambiano così velocemente come si vorrebbe. Come lui stesso aveva promesso nel 2008.

Il sindaco di New York è più duro con la polizia

Decisamente più nette appaiono le parole del sindaco di New York, Bill de Blasio: «Dobbiamo cambiare in tutto il Paese il modo in cui le forze di polizia lavorano e si rapportano con le comunità, puntando su una maggiore trasparenza e responsabilità. E dobbiamo parlare con franchezza delle storiche dinamiche razziali che sono alla base di certi episodi». Basta dunque con l’impunità degli agenti, che sanno di poter abusare dei propri poteri perché difficilmente verranno perseguiti, puniti. Non accade quasi mai, e de Blasio lo sottolinea con forza.

L’ex presidente: è triste che la razza continui a dividere

Salta agli occhi – come sottolineano alcuni media Usa, a partire dal Washington Post – il diverso tenore tra le dichiarazioni di Obama e di de Blasio. Questione di caratteri diversi, certo. Determinato ma apparentemente più freddo e più distaccato il primo, nonostante sia il primo presidente afroamericano della storia. Ma proprio per questo fin dall’inizio molto attento a non dare al suo mandato una connotazione razziale. Più coinvolto e appassionato il sindaco di New York, moglie afroamericana e figli mulatti. Fatto sta che Obama, a cui molti rinfacciano di non essersi recato a Ferguson, rischia di farsi “scavalcare” su un tema come quello della lotta al razzismo dal sempre più popolare e – come dicono i suoi detrattori – “populista” sindaco, che sui casi di Ferguson e di New York ha detto la sua senza peli sulla lingua, badando meno al suo ruolo istituzionale e arrivando a dire di aver paura per il figlio Dante, attirandosi le ire della polizia della sua città. Persino l’ex presidente George W.Bush a parole si è spinto oltre Obama: la decisione del Gran Giurì di non incriminare l’agente del caso Garner a New York «è difficile da capire», ha detto in un’intervista alla Cnn, riferendosi all’agghiacciante video in cui il poliziotto strangola, senza apparente motivo, un uomo di colore disarmato. «E’ triste – ha aggiunto Bush – che la razza continui a dividere e a giocare un ruolo così emotivo nelle nostre vite».