Quello che Napolitano non dice sulla lettera del suicida Sergio Moroni

Si difende con un dato di “cronaca” Giorgio Napolitano, rispetto a un tema che è tutto politico: quando e come in Italia hanno preso piede quell’anti-politica che qualche giorno fa ha denunciato come quasi eversiva? A chiamare in causa il presidente della Repubblica è stato Ernesto Galli della Loggia, con un’editoriale sul Corriere della Sera di ieri, intitolato «All’origine dell’anti-politica». L’articolo, in sostanza, dice che quelle spinte che oggi vengono condannate anche «nelle sedi più autorevoli del Paese» sono «nel Dna stesso della Seconda Repubblica», in cui allignano le patologie dell’«antipolitica», del «populismo» e del «giustizialismo».

L’analisi di Galli della Loggia

«La Seconda Repubblica è nata fuori e contro la politica», ha scritto Galli della Loggia, ricordando in particolare due episodi. Il primo: quando nel marzo del 1993 i magistrati del pool di Mani pulite, dai tg, esortarono gli italiani alla rivolta contro il decreto legge che depenalizzava il finanziamento illecito ai partiti, con il risultato che Oscar Luigi Scalfaro non lo firmò. Il secondo: quando nel settembre del 1992 il deputato socialista Sergio Moroni, suicidandosi, lasciò una lettera in cui denunciava «un clima da progrom nei confronti della classe politica», che di fatto fu ignorata. «Le sue parole caddero nel vuoto. Benché dirette alla presidenza della Camera, allora tenuta da Giorgio Napolitano, non furono ritenute degne della benché minima discussione parlamentare», ha scritto Galli della Loggia.

 La replica di Napolitano

È su questo dato, e solo su questo, che Giorgio Napolitano si è sentito di rispondere a Galli della Loggia, con una lettera al Corriere della Sera. «Non dice, forse perché non ricorda, che io resi pubblica quella lettera, indirizzata personalmente a me, e, nella prima seduta che dopo quel giorno si tenne, la lessi in aula commentandola con brevi, difficili parole», ha scritto il presidente della Repubblica.

Il retroscena sulla lettera di Moroni

La risposta di Napolitano tradisce un certo imbarazzo. Galli della Loggia, di fatto, gli stava ricordando che se oggi il clima in Italia è quello che è alcune responsabilità sono anche le sue. Napolitano, però, si è guardato dall’entrare in questo merito, limitandosi a precisare un dato di cronaca (la lettura in aula delle parole di Moroni) che, se è incontrovertibile, ha anche un retroscena che merita di essere ugualmente raccontato: perché le parole di Moroni arrivassero in aula fu necessaria una pressione fortissima dal gruppo socialista alla Camera sull’allora presidente della Camera, che di fatto fu obbligato a leggere quella lettera. Un episodio che descrive bene quale fosse la disposizione d’animo di Napolitano verso quell’antipolitica, quel populismo e quel giustizialismo contro cui oggi punta il dito.

Un rischio concreto

«Non ho ricordato nel mio editoriale che il presidente Napolitano diede lettura all’Aula della missiva perché mi sembrava che davvero nessuno potesse pensare che non l’avesse fatto», ha replicato Galli della Loggia. Invece, a quanto ricordano alcune testimonianze dell’epoca, fu un rischio più che concreto.