Musei colabrodo, Roma umiliata anche sull’arte: rubato “il bambino malato”

È sparito nel nulla, venerdì pomeriggio, sotto gli occhi della vigilanza il “Bambino Malato” di Medardo Rosso, un capolavoro, stimato intorno ai 500 mila euro, che fa parte della collezione del museo della Galleria nazionale d’arte moderna. Un’opera che era in mostra in queste settimane inserita nel percorso della rassegna dedicata a Secessione e Avanguardia. L’allarme nel pomeriggio, dopo che gli addetti alla vigilanza si sono accorti della sparizione della piccola testa in bronzo. Erano le 16 e 30. La scultura rubata si trovava nella sala 48. Il sistema d’allarme era regolarmente in funzione, verrà spiegato poi agli inquirenti, così come le telecamere, puntate sulle opere in mostra. Chiamati dai custodi sono arrivati i carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale, che hanno assunto il comando dell’indagine. E che a tarda sera si trovavano ancora nel museo, insieme con la direttrice Maria Vittoria Marini Clarelli per visionare i filmati delle telecamere e fare tutti gli accertamenti necessari cercando di ricostruire le modalità del furto. L’ultimo furto alla Gnam risale al 20 maggio del 1998 quando vennero rubate due tele di Van Gogh, “Il giardiniere” e “L’Arlesiana” e un Cézanne, il “Cabanon de Jourdan”. Tutte le opere verranno ritrovate il 6 luglio dello stesso anno.

Ma per il Maxxi della Melandri i soldi ci sono

Un furto clamoroso, ma per sotto certi versi annunciato. Esattamente un anno fa a lanciare l’allarme era stata la stessa direttrice Clarelli. A metà dicembre si era trovata senza bigliettai e custodi, costretti a vacanze – più o meno – forzate fino a fine anno per aver raggiunto il limite massimo degli straordinari effettuabili. Per garantire quindi la regolare apertura del museo, si erano messi a fare da custodi e bigliettai dirigenti e funzionari, compresa la direttrice. «Nessuna provocazione – aveva raccontato la dottoressa Clarelli alla rivista web Artribune – l’abbiamo fatto proprio per spirito di servizio, perché era necessario. Certo, non ci sfugge la valenza di denuncia che assume il fatto: i tagli hanno ridotto gli organici ben sotto i livelli minimi. Ma non ci scoraggiamo: prendiamo regolarmente servizio, io stesso già per 4 turni». La stessa Artribune faceva notare che «la Gnam sta all’Italia come il Whitney Museum sta agli Stati Uniti. È il nostro museo del Novecento… Dopo la cura-Clarelli, con un restauro e un riallestimento straordinario, il museo è bellissimo, ma ancora trascurato». La rivista faceva anche un parallelo con il Maxxi per il quale il governo guidato da Enrico Letta aveva stanziato cinque milioni l’anno lasciando solo le bricole per la Gnam. La differenza? Al Maxxi è stata piazzata l’ex ministra Pd Giovanna Melandri. Una differenza non da poco.