Massimo Bottura, cervello e cuore della nostra cucina in fuga all’estero

Un altro pezzo di Made in Italy che vola all’estero: Massimo Bottura, lo chef stellare oltre che pluristellato, starebbe per trasferirsi ricette, bagagli e segreti del mestiere, a Londra. Modena addio: dunque, la sua Osteria Francescana nel cuore della cittadina emiliana sta per perdere il suo padre nobile. E l’Italia uno dei suoi più illustri e blasonati talenti culinari. Tasse, burocrazia e controlli penalizzanti hanno messo in fuga anche lui: «Facciamo la cucina migliore – ha dichiarato dalle colonne di Libero lo chef Bottura, che vanta nel suo palmares, tra l’altro, tre stelle Michelin – ma politici e istituzioni non tutelano la nostra cultura». Non solo: in questi ultimi anni di frodi alimentari, di diktat europei sempre più spesso inutilmente penalizzanti, di ossessioni speculative e di inflazioni mediatiche di cuochi ed enologi, Bottura ha scelto la strada dell’innovazione potente ma discreta: riservata appunto ai 12 tavoli della sua locanda medievale in cui lo chef propone piatti arditamente contemporanei che traggono ispirazione, rigorosamente, da ricette tipicamente emiliane.

Un talento internazionale

Cresciuto professionalmente alla scuola di maestri del calibro di Alian Ducasse e Ferran Adrià. Abile nel perfezionare un suo stile all’insegna della contaminazione sperimentata da Modena a Parigi, passando per New York e Montecarlo. Considerato tra i migliori del pianeta. Insignito dei più prestigiosi riconoscimenti di settore, Massimo Bottura è dotato di un talento particolare affinato da un apprendistato che l’ha sempre portato in giro per il mondo, eppure aveva scelto la sua Modena per innovare e deliziare il palato della sua esclusiva clientela. E invece, le deriva televisiva della cultura gastronomica, che quotidianamente sacrifica il buon cibo sull’altare dell’Auditel. Lo spazio sempre più ristretto riservato alla sperimentazione, schiacciata dal peso del monitoraggio attento di Asl, finanzieri, capitanerie di porto, guardie forestali, vigili urbani e quant’altro, giustamente allertati da un sistema di truffe e contraffazioni sulle materie prime. Un Paese che non riesce a valorizzare e custodire il proprio patrimonio di talenti e beni – da Pompei ai ricercatori – hanno fin qui giustificato le ragioni per cui – unitamente a ragioni di tipo prettamente familiare – Massimo Bottura ha preso seriamente in considerazione l’ipotesi del trasferimento doc. Con buona pace di affezionati gourmet emiliani e proseliti di un rito culinario nazionale, di cui ora beneficeranno gli inglesi…