Marò, Renzi convocato (e bacchettato) dal presidente Napolitano

La vicenda dei Marò è uno schiaffo troppo doloroso per l’Italia perché le istituzioni facciano ancora brutte figure. Alla fine anche Napolitano ha perso la pazienza e ha convocato Renzi al Quirinale per essere «aggiornato» sulla situazione. Scarno il comunicato della presidenza della Repubblica. Ma che il premier sia stato “bacchettato” dal capo dello Stato è plausibile,  viste anche le dure parole con cui il presidente della Repubblica è intervenuto nei giorni scorsi sulla questione di  Girone e Latorre. L’assicurazione di un processo «rapido e corretto» per i Marò – ha detto Napolitano nel corso dei saluti ai militari italiani nel mondo –  «è rimasta una frase: ci sono state prove molto negative, scarsa volontà politica di dare una soluzione equa e un malfunzionamento della giustizia indiana che non è solo italiana». Il capo dello Stato ha insomma parlato a “nuora” affinché “suocera intenda”.

«Gran pasticcio ed errori grossolani»

Da parte sua, Renzi ha ribadito che l’Italia vuole riportare «presto» i Marò a casa. E dopo quasi tre anni di impasse,  il premier stesso ha definito un «gran pasticcio, fatto di errori grossolani» (e già, ma da quasi un anno chi è il capo del governo?). Il premier auspica  una «soluzione diplomatica condivisa», chiesta anche dall’India sulla quale il governo di Roma «è assolutamente impegnato». Il premier comunque non si sbilancia. E non fornisce nessun altro elemento spiegando che «ogni parola è di troppo».  «È il momento di non aprir bocca e di risolvere i problemi». Mai come nel caso di Renzi il silenzio è d’oro…

Cosa dice la stampa indiana

Ma mentre in Italia non trapelano indicazioni su quella che potrebbe essere  la soluzione per riportare definitivamente in Italia Salvatore Girone e Massimiliano Latorre , qualche elemento arriva dall’India. La soluzione, quella cui il governo Renzi punta «in un clima di rispetto istituzionale, chiedendo che si faccia rapidamente», potrebbe passare – scrivono i media indiani – per le “scuse” ufficiali, porte dall’ambasciatore italiano, e un risarcimento importante alle famiglie dei due pescatori vittime dell’incidente sulla Enrica Lexie nel febbraio 2012. Con l’assicurazione che, una volta tornati in Italia, i due fucilieri di marina siano sottoposti a processo. Una soluzione, ha scritto The Economic Times  assicurando di aver consultato «fonti governative indiane del massimo livello», che andrebbe nella direzione di quanto ha fatto sapere nei giorni scorsi anche il governo di Delhi: «È allo studio una proposta italiana», si precisava con il ministero degli esteri indiano che ammetteva la presentazione, da parte italiana, di «alcuni elementi» per una soluzione amichevole della questione attraverso un negoziato fra i due governi. Proposta che – sempre secondo fonti indiane – dovrebbe essere ora vagliata da «autorevoli consiglieri legali» che dovranno esprimere un parere sulla compatibilità con il sistema giudiziario del paese. Uno spiraglio, al momento, che però potrebbe fare da apripista ad uno nuovo clima di disponibilità di Delhi. Allusioni e mezze parole, ma nulla di concreto. L’irritazione di Napolitano (e degli italiani) è più che legittima