Marò, Latorre resta in Italia. Ma il duo Pinotti-Gentiloni non ha un piano

Cosa fare nel concreto? Quale strategia adottare? In che modo riaffermare la competenza italiana? In sintesi, il governo come pensa di sbloccare la situazione dei marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone? I ministri degli Esteri, Paolo Gentiloni, e della Difesa, Roberta Pinotti, stamattina si sono presentati davanti alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato e nelle loro relazioni sono apparsi incerti, privi di un piano, incapaci di dare risposte a quelle domande, pur usando parole forti, come «irritazione», «inaccettabile», «obbligo di reagire». «La strategia del nulla», l’ha definita Giorgia Meloni in un suo intervento in prima pagina su il Tempo.

La proposta “choc”: convochiamo l’ambasciatore…

«Di fronte a un atteggiamento così grave delle autorità indiane il governo si riserva i passi necessari a partire dall’urgente richiamo per consultazioni dell’ambasciatore italiano a Nuova Delhi», ha detto Gentiloni, affrettandosi a precisare che «non si tratta di rottura delle relazioni diplomatiche». Simile l’atteggiamento della Pinotti, che per altro ha anche un po’ smussato i toni rispetto a ieri, quando aveva detto che «Latorre si deve curare qui in Italia». Oggi la salute di Latorre resta «una priorità per il governo italiano» e «nulla sarà fatto per mettere a rischio la sua situazione», ma «consideriamo tutte le opzioni». Dunque, non è detto che  non sarà rispedito in India, come già avvenne sotto il governo Monti. Anche perché in India c’è ancora Girone. Anche lui è «in cima ai nostri pensieri», ha detto Pinotti, aggiungendo che i due fucilieri sono «organi dello Stato ed è interesse dell’India riconoscere l’immunità dei due marò davanti ai tribunali indiani».

«L’Italia fa favori all’India»

Di nuovo, dunque, si rimanda la palla in campo indiano. Una delle grandi debolezze dell’azione italiana, indicata nella replica di Edmondo Cirielli. «Noi – ha detto il deputato di Fratelli d’Italia- abbiamo sempre collegato la nostra azione diplomatica alle decisioni indiane di carattere giudiziario, facendo un favore a Nuova Delhi, perché indirettamente ne abbiamo sempre riconosciuto la giurisdizione».

Che fine ha fatto Renzi?

Eppure molto altro si sarebbe potuto fare. Che fine ha fatto, per esempio, l’arbitrato internazionale? Dove sono finiti Staffan de Mistura e la commissione di giuristi esperti di cose internazionali? Perché in sede Onu non si sbattono i pugni sul tavolo, magari facendosi valere anche in Consiglio di sicurezza? Tutte domande poste ai due ministri, non solo dall’opposizione, ma anche da stessi membri del Pd. «Vorrei chiedere al governo di sostanziare la posizione in relazione alla linea da condurre a partire da oggi», ha chiesto il deputato del Pd Gian Piero Scanu, mentre è stato Maurizio Gasparri a ribadire che gli appelli all’unità del governo anche stavolta non cadranno nel vuoto. «Ma – ha sottolineato il senatore di Forza Italia – dobbiamo registrare una imperizia notevole». «Ora – ha detto – Renzi deve mettere davvero nell’agenda delle priorità la vicenda dei marò, che riguarda la dignità dell’Italia».