La “manovra” di Renzi non convince l’Europa: a marzo il giudizio definitivo

Per l’Italia gli esami in Europa non finiscono mai. L’ottimismo sparso a piene mani da Matteo Renzi fa letteralmente a cazzotti con le critiche mosse al nostro Paese dal commissario Ue agli Affari Economici, il francese Pierre Moscovici, a Strasburgo nell’aula del Parlamento europeo. In realtà, Moscovici si è preoccupato soprattutto di non alimentare ulteriori illusioni dopo le caute aperture ventilate dal presidente della Commissione Juncker sui tempi assegnati ai singoli governi per le manovre di rientro dal deficit eccessivo: «Non siamo fautori della flessibilità a oltranza – ha infatti precisato -, no a nuova flessibilità ma nel documento di gennaio spiegheremo quale tipo è autorizzato dalle regole, non sono favorevole a una loro interpretazione creativa».

Moscovici: «In Italia e Belgio debito fuori controllo»

Moscovici ha anche annunciato la presentazione, entro «l’anno prossimo» di una «comunicazione sull’uso della flessibilità che già esiste nelle regole». Una parte – ha spiegato – «è stata già illustrata da Juncker nel piano di investimenti». In base a questa nuova interpretazione della flessibilità «gli Stati potranno contribuire al capitale del fondo e non sarà incluso nel computo di deficit e debito». Il commissario è poi passato alle situazioni attualmente sotto la lente d’ingrandimento della Commissione: «La situazione di Italia e Belgio – ha avvertito – è diversa da quella della Francia, i due si trovano nel braccio preventivo del Patto e forse non rispettano la regola del debito». In questo caso, l’indicazione Ue anticipata da Moscovici consisterà nell’adozione di «misure per garantire conformità con il Patto», come quella fatta a tutti gli 11 Paesi che rischiano ‘non conformità’ con le proprie leggi di stabilità.

Vietato sprecare altro tempo

Per quanto riguarda specificatamente l’Italia, Moscovici ha parlato di sforzo «al di sotto degli obiettivi della fase di transizione», pur ammettendo che le richieste comunitarie relative al debito pubblico sono impegnative. «Per questo – ha spiegato – abbiamo deciso di rinviare la valutazione a marzo. Il nostro approccio considera le difficoltà”. Comunque sia, ha tenuto a precisare che il tempo concesso agli Stati «non deve essere sprecato e non va usato in modo creativo». Il governo Renzi, quindi, per ora è rimandato a marzo.