Manette ai manager della Manifattura Tabacco: evasi 73 milioni di euro

Partivano due camion a settimana ufficialmente diretti in Moldavia e Ucraina, paesi extra-Ue, per consegnare sigarette a ditte inesistenti: la merce viaggiava in sospensione di imposta ma veniva, poi, in realtà, smistata in Polonia e Belgio per la vendita in nero in Paesi europei, con un’evasione d’imposta di 73 milioni di euro.
E’ con l’accusa pesantissima di aver promosso un’associazione a delinquere transnazionale finalizzata al contrabbando di sigarette che sono finir in carcere, fra gli altri, il direttore generale della Manifattura Italiana Tabaccho spa di Chiaravalle, nell’anconetano, Massimo Tarli, 47 anni, e il responsabile per i rapporti con i clienti esteri, Luca Cecconi, 54, entrambi di Roma, tra le sei persone arrestate dal Gico della Guardia di finanza di Ancona con l’accusa di aver promosso un’associazione a delinquere transnazionale finalizzata al contrabbando di sigarette.
Arresti choc, eseguiti con l’operazione “Duty free”, portata a termine dalle Fiamme gialle in collaborazione con il Servizio antifrodi delle Dogane, e coordinata dal procuratore della Repubblica Elisabetta Melotti e dal sostituto Mariangela Farneti.

 

Bonus ai manager per le performance sulle vendite finte

Secondo la procura, i due manager, ora ai domiciliari, della società, che ha l’unità produttiva e i depositi nell’anconetano, hanno realizzato un’evasione d’imposta di 73 milioni di euro grazie alla complicità di un intermediario croato-sloveno, Josip Papic, “primula rossa” del contrabbando, che avrebbe assicurato il buon fine dei carichi oltreconfine.
Con il traffico di “bionde”, secondo gli inquirenti, la Mit recuperava fatturato con l’export, e i manager guadagnavano prestigio e bonus sui maggiori ricavi.
Gli arresti domiciliari sono stati applicati anche un collaboratore esterno della Mit, Carmelo De Luca, pugliese di 55 anni, per l’accusa di aver scortato le sigarette fino al confine italiano mentre è stato emesso un mandato d’arresto europeo per gli autisti delle spedizioni.
Contestualmente alle misure cautelari, il gip di Ancona ha autorizzato sequestri preventivi per equivalente per oltre 78 milioni di euro: 73,3 milioni agli indagati, 5,7 milioni di immobili e denaro della Mit spa, chiamata in causa per illecito amministrativo connesso alla condotta dei suoi manager.
In serata la società è intervenuta con un comunicato sottolineando che, in questa fase, suo «primario interesse è la difesa della filiera produttiva e occupazionale ad essa legata, nonché la difesa della sua immagine commerciale di consolidato protagonista del mercato italiano, nel rispetto della regolamentazione applicabile».
La Società Manifattura italiana tabacco SpA, poi, «si riserva ogni commento ed iniziativa» a sua tutela, dicendosi pronta a collaborare con la magistratura e ad avviare «le verifiche interne necessarie».

La truffa si reggeva sulla complicità dei doganieri extraeuropei

Alla Mit spa, come azienda, ha spiegato il procuratore Melotti, viene contestato l’illecito amministrativo relativo all’accusa associativa contestata a due propri dirigenti; le irregolarità riguardano però non tutta l’azienda ma l’articolazione con base a Roma che si occupava dell’export.
In tutto sarebbero state 42, tra novembre 2011 e febbraio 2013, le fittizie esportazioni extra-Ue, nel complesso 520 tonnellate di sigarette di marche “821”, “em@il” e “Parioli”, prodotte dalla Mit spa monitorate dalla Guardia di Finanza grazie anche a rilevatori satellitari piazzati sui tir e all’ausilio degli uffici e della rete di contatti europei delle Dogane.
Il meccanismo del contrabbando era semplice e poggiava su complicità di doganieri di paesi extra europei: alle frontiere arrivavano solo i documenti consegnati da uomini dell’intermediario sloveno, pagato 12.500 euro a carico per le “consulenze” con bonifici a una ditta con sede alle Seychelles: il funzionario di turno li registrava, mentre in realtà i camion scaricavano la merce in magazzini polacchi e belgi appannaggio di “grossisti” europei del contrabbando. E’ stato però proprio lo zelo di un doganiere polacco a mettere Dogane e Finanza sulla pista giusta: l’uomo si accorse che la quantità di “bionde” su un tir non corrispondeva a quella segnata sulla bolla. Gli autoarticolati, formalmente diretti fuori dalla Ue, viaggiavano scarichi perché le sigarette erano già stoccate altrove, nell’Unione Europea.

Dai monaci cistercensi ad oggi, 250 anni di storia in fumo

Gli arresti di ieri sono un durissimo colpo per la Manifattura Italiana Tabacco la cui storia è lunga più di 250 anni. Le prime tracce della lavorazione del tabacco a Chiaravalle risalgono al 1757, quando i monaci cistercensi concedono la produzione e commercializzazione del tabacco ai privati dopo aver messo in funzione un mulino per triturare il tabacco. Nel 1808 il governo napoleonico istituisce la Regia dei Sali e Tabacchi, e la fabbrica viene separata dai beni dei cistercensi.
Risalgono al 1873 le prime prove per la produzione delle sigarette: nello stabilimento marchigiano si producevano il famoso tabacco “‘Sun di Spagna”, ma anche il “toscano” e la “scaglietta rossa”. Dopo il bombardamento della seconda guerra mondiale, la ”fabbrica”, come era chiamata la Manifattura, riprese la consueta attività di produzione e tra il 1946 e il 1947 conobbe il momento di maggior splendore, arrivando a impiegare 2.800 dipendenti, tra cui anche le sigaraie di altre manifatture non ancora ricostruite o facenti parte del territorio italiano di Zara e Fiume.
Lo stabilimento è tuttora unito al centro urbano di Chiaravalle, cittadina di 14 mila abitanti, grazie anche alle sigaraie che, a fine Ottocento, contribuirono a realizzare un viale con 400 platani. Attorno alla Manifattura si sono sviluppate anche le prime rivendicazioni sindacali sulle condizioni di lavoro delle donne, ed è in quel clima di fermento e innovazioni, a cavallo fra Ottocento e Novecento, che Maria Montessori, nata proprio a Chiaravalle nel 1870, elabora il suo metodo di insegnamento basato sul riconoscimento delle capacità dei bambini.
Nel 1927 si costituisce l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato per la gestione delle coltivazioni e delle manifatture. L’architetto Pierluigi Nervi firma, con il suo consueto e inimitabile stie, due fabbricati della struttura, che è anche un esempio di archeologia industriale. Poi anni di alti e bassi, senza dimenticare furti e rapine con l’assalto ai treni carichi di sigarette, come in ogni storia legata alle manifatture. Nel 2004, con la privatizzazione del settore tabacco, la Manifattura viene prima venduta alla multinazionale British American Tobacco e poi nel 2007 ceduta ad una cordata di investitori italiani: la Mit spa-Manifattura Italiana Tabacco.