Mafia Capitale, cinque modi di rendere digeribile una notizia. A sinistra

Oh no, sulla sinistra non si può. Oppure sì? Il dilemma, insieme ad un sincero brivido democratico, deve aver percorso in lungo e largo le redazioni di giornali e tv. Quei centri di verità che, sin dalle primissime ore successive all’iniziativa della procura capitolina, si sono spaccate la schiena nel tantativo di occultare ben bene alcune responsabilità. Intanto i fascisti sono colpevoli punto. E non ci piove. Sono pure stupidi. E anche questo è chiaro. Ma soprattutto sono sempre e comunque fascisti criminali. E perciò prossimi alla fogna. Anche quelli che fascisti poi non sono per nulla.

La coop “rossa”

Primo esempio: il signor Buzzi. Questo campione di legalità che chiacchierando al telefono spiegava ai suoi interlocutori di turno come si agisce, è infatti quasi sempre e solo il capo di una cooperativa. Cooperativa composta da ex detenuti che si chiama “29 giugno”. E basta. Stop. Evitare cortesemente di aggiungere “rossa” alla parola cooperativa. Ricordarsi di non menzionarla neppure in riferimento al sistema nazionale delle Coop. Niente colori, men che meno il porpora. Che potrebbe imbizzarrire il lettore o l’ascoltatore.

I politici de sinistra

Secondo esempio: il personale politico de sinistra. Trattare con delicatezza spiegando che i coinvolti svolgevano ruoli secondari, marginali. Alcune mele marce forse ci possono essere anche a sinistra. Ma è tanta l’indignazione dei veri democratici. Leggere, al riguardo, le ferme argomentazioni di Veltroni Valter e Bettini Goffredo. Dare tutto lo spazio necessario ad ogni militante della democrazia che voglia manifestare tutto-intero- lo sdegno e anche il dolore indicibile che la scoperta della mela bacata ha procurato. Poveri vermetti della frutta, soli e abbandonati da tutti. Viene voglia di nominarli fascisti sul campo a Odevaine e compagni!

La criminalità romana

Terzo esempio: la criminalità romana. Manco a dirlo (e a scriverlo) fascista per definizione. Certo, capita pure che si presentino in tv ex investigatori che dicano che il Carminati era notoriamente al servizio dei Servizi. Protetto e probabilmente stipendiato. Ma siccome non può essere l’Ovra (scomparsa da 70anni) bisognerà volare alto, anzi sorvolare sugli attuali Servizi italiani, mentre sarà necessario insistere sul fascismo tout court dei reprobi di cui sopra.

Le sponsorizzazioni per gli spettacoli

Quarto esempio: se ci si imbatte in una sobria letteratura telefonica nella quale il compagno presidente della Coop rossa “29 giugno” spiega che con i poveracci si guadagna assai più che con la droga, non collegare mai lo stesso cattivone con i sostegni economici, le sponsorizzazioni elargiti dalla medesima coop ad attori, attrici, presentatrici e quant’altro. Attenersi ad una descrizione sommaria. Né ritornare sulle conoscenze di questi malavitosi nel mondo dorato dello spettacolo televisivo o pallonaro. Non è necessario. Sorvolare appunto. Sor-vo-la-re anche perciò sulla Serena Dandini, che tanto serena non sarà adesso, e sulle sue serate a tema frequentate dalle donne più de sinistra e impegnate che ci stanno. Tartina e prosecchino di traverso.

Amicizie e contributi

Quinto esempio: la diversità è diversità. Anche nelle contribuzioni. E nelle amicizie. Alemanno non ha mai conosciuto Carminati? Lo dice lui, vedremo. Marino non ha mai visto né conosciuto Buzzi? Perfetto. E se spuntano  foto e video? Solo campagna elettorale, ovviamente. Alemanno ha messo a bilancio i contributi di Buzzi? Vergogna perpetua. Lo stesso ha fatto Marino? Mica lo sapeva chi era davvero.

Morale della favola: rivoltala come ti pare la frittata. Ma non renderla indigesta a sinistra. Che di stomaco sono più delicati. Poverini…