Mafia Capitale, ecco gli affari della “cricca”: aprire pompe di benzina

In materia di business la filosofia della cricca affaristica al centro dell’inchiesta Mafia Capitale non era molto raffinata: “gli affari so’ affari”. Dunque devono rendere. E gli affari non si limitavano solo alla grande fetta degli appalti che, sicuramente, erano la prima voce nel bilancio della super holding del crimine capitolino. Gli uomini di Carminati si interessavano anche all’acquisto di partite di oro, e al meno suggestivo ma, pare, molto redditizio business delle pompe di benzina. Il settore immobiliare invece negli ultimi tempi era un po’ in dismissione perché il “mattone non rende più”.

L’affare delle pompe di benzina

Sulle pompe di benzina punta Giovanni De Carlo, il “ministro dell’economia” dell’organizzazione. Tramite Fabio Russo, suo sodale in affari, mette su un business. Russo intercettato spiega “piano piano procediamo siamo…stiamo aprendo altre pompe di benzina e quindi… sono 6, una in costruzione, una attiva ne abbiamo prese 4 sto facendo gli allestimenti”. E spiega dove: “Cerveteri, una dopo Cerveteri, sull’Aurelia, una per andare a Rieti, prima di Rieti, prima che entri a Rieti, un’altra tra Rieti e Ascoli Piceno all’altezza di Amatrice sempre Salaria e l’altra sulla Orte-Viterbo, qualcuna su Roma, io chiudo….chiudo 2013/2014 con 12 impianti”. E spiega: “sto dismettendo delle proprietà immobiliari, sto scambiando la proprietà immobiliare con la proprietà delle pompe che poi mi gestisco con la mia di “Mondo Petroli” capito perché mai con l’immobiliare mi si e..mi si è deprezzato, non è più l’era del mattone”.

Il settore immobiliare non rende

 

Massimo Carminati infatti la via immobiliare ormai la percorre cauto. E non disdegna di aiutare amici: grazie al suo intervento l’imprenditore Cristiano Guarnera otterrà un permesso “atteso tre anni e in tre giorni”. Il permesso riguardava l’edificazione di una palazzina in via Innocenzo X, nel quartiere Monteverde. Nell’ordinanza di custodia cautelare il gip Flavia Costantini sottolinea come Guarnera, dopo essere stato “reclutato” dal sodalizio capeggiato da Carminati, fosse stato proiettato nel firmamento degli appalti diventando una sorta di intoccabile. Sempre Carminati: nonostante un iniziale interessamento ad un progetto di un villaggio alle Bahamas – “ci vado a fare anche le vacanze”, dice intercettato – lascia sfumare l’iniziale interesse perché, calcoli alla mano ci avrebbe guadagnato poco. Ma non si sottrae dal dare consigli a Fabio Gaudenzi, arrestato e per i magistrati dedito al settore “riciclaggio”, che vuole investirci: “Devi trovà qualcuno con un paro de milioni -dice- due e mezzo o anche tre…allora lì..allora lì parli di operazione..certo devi trovà a uno che c’ha..”. Carminati invece finanzierà, secondo quanto si legge nell’ordinanza, un altro affare di cui si fa “garante ed intermediario Gaudenzi”: darà “30.000 Euro a Filippo Maria Macchi per curare un progetto relativo alla compravendita e all’importazione di un quantitativo d’oro da paesi africani al quale era interessato lo stesso Gaudenzi”. Contestualmente l’organizzazione dismette “rami d’azienda” che a vario titolo reputa in perdita o anche non più praticabili. Nel suo codice d’onore dettato dalla strada Carminati decide di allentare col settore “recupero crediti” perchè, dice in un’intercettazione “sai che c’è… c’è ..c’è c’è solo povertà, c’è solo povertà…. è pure una cosa brutta… cioè ormai capito… nel 90% dei casi non è vero che è una sola…è proprio gente che non c’ha i soldi…”.