La longa manus della rossa Toscana sulle aziende partecipate

La Toscana di Matteo Renzi si conferma un poltronificio. Il premier parla di meritocrazia e annuncia tagli alla spesa pubblica, invita tutti ai sacrifici salvo poi scoprire che nella roccaforte rossa da cui proviene proliferano migliaia di società tutte rigorosamente controllate da enti pubblici e addirittura la Regione da sola ne controlla ventitré. La galassia delle partecipate rappresenta in Toscana e nell’era Renzi un sistema per creare consenso politico. D’altronde il vizietto di piazzare l’uomo o la donna “fedelissimi” nel posto giusto è un sistema molto collaudato nel Pd.

I dossier del Mef e Cerved

E che la Toscana sia un super poltronificio è confermato anche dal Giornale che ha pubblicato un dossier del ministero del Tesoro. Dai numeri si evince che la Toscana detiene il 13,6% di tutte le società partecipate italiane: 1053 di cui 780 con bilanci noti, 176 in perdita, 190 quelle definite non operative.  Inoltre secondo  il Cerved  sono 619 le partecipate regionali con 24.679 dipendenti, pari a 6,7 ogni mille abitanti. La Regione guidata da Enrico Rossi controlla anche ventuno  fondazioni e partecipa  in organismi  cooperativi. Guardando ai numeri si scopre che in Toscana tra le ventritré società controllate dalla Regione Toscana  c’è finanche il golf club “La vecchia Pievaccia”  che ha chiuso il bilancio del 2013 con una perdita di 221mila 511 euro.  O Fidi Toscana Spa che ha un buco di oltre sei milioni. E l‘Interporto Toscano Amerigo Vespucci  con meno cinque milioni. Come osservava tempo fa, dopo la pubblicazione del dossier Cottarelli, il consigliere regionale azzurro Stefano Mugnai: «In Toscana più che altrove, qui dove il governo degli enti locali e della Regione è storicamente quasi a tinta unita e di sinistra, l’arcipelago delle partecipate ha rappresentato e rappresenta un sistema di controllo e gestione del consenso politico a cui è improbabile che si intenda seriamente rinunciare. La politica si è ormai organizzata attorno ad esso. I rami sono secchi, ok, ma chi dovrebbe vigorosamente potare è lo stesso che vi poggia su le terga politiche e che vi ha costruito il proprio nido di privilegi. Difficile che gli punga vaghezza di capitombolare volontariamente a terra».