L’inchiesta romana già condiziona i partiti: ora le preferenze fanno paura

9 Dic 2014 12:51 - di Giacomo Fabi

L’inchiesta “Mafia Capitale” del procuratore Pignatone ha soli pochi giorni ma una vittima l’ha già mietuta: la preferenza come modalità elettorale. Probabilmente si può persino scommettere (vincendo) che lo scandalo che sta investendo significativi “pezzi” del disciolto Pdl e del rampante Pd influenzerà non poco il lavoro dei gruppi parlamentari di nuovo alle prese con la riforma del sistema elettorale, ribattezzato da Renzi in persona come Italicum 2.0. La prova generale è andata già in onda nel corso della riunione del gruppo Pd in commissione Affari Costituzionali della Camera con la bocciatura di un emendamento che voleva sottoporre il testo in esame al vaglio preventivo della Corte Costituzionale. Ma, soprattutto, quella è stata la sede in cui il ministro Maria Elena Boschi ha chiaramente detto che ogni modifica sul cosiddetto “Patto del Nazareno” sulle riforme costituzionali e sulla legge elettorale va concordata con l’altro “contraente”, cioè Silvio Berlusconi.

Italicum 2.0 sempre più blindato

Non siamo in presenza di una galanteria istituzionale tra capo del governo e leader dell’opposizione ma di un preciso calcolo politico, la cui vittima designata è appunto la preferenza. Renzi sa che il Cavaliere vuole continuare a nominare i propri parlamentari e che cavalcherà come uno spericolato surfista l’onda dello scandalo romano per scoraggiare chiunque (leggi Fitto) dal coltivare nostalgie da Prima Repubblica. Esattamente quel che il premier vuole per giustificare nel Pd la blindatura dell’Italicum 2.0, la cui versione aggiornata prevede collegi più piccoli, capilista bloccati e preferenze per gli altri. Quanto basta per tranquillizzare Berlusconi. Che nel frattempo ha mandato avanti la Santanché a dire che le preferenze sarebbero un «errore imperdonabile», anzi «uno strumento che e’ spesso fonte di approvvigionamento per il clientelismo e per il malaffare». Quindi l’affondo: «Mi auguro che nessuno voglia fare passi in avanti in questo senso altrimenti significa che le vicende del ‘magna-magna’ a Roma di questi giorni non ci hanno insegnato nulla».

Fitto e Bersani pronti a resistere

Si può ovviamente scommettere che il percorso parlamentare dell’Italicum 2.0 non sarà facile né lineare. I Fitto a destra e i Bersani a sinistra – tanto per citarne due che contano nei rispettivi gruppi ma privi di potere di “nomina” dei deputati – non se ne staranno certo con le mani in mano. E allora si tornerà a parlare di preferenze, di collegi e di altri sistemi che il latinorum dei partiti è capace di sfornare. Almeno fino alla prossima inchiesta.

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