Mafia & politica, Alemanno: i miei rapporti sempre alla luce del sole

Il giorno dopo l’esplosione del caso di malaffare che ha scosso Roma e il mondo della politica si apprendono nuovi particolari, provenienti soprattutto dai resoconti delle intercettazioni telefoniche e ambientali, e si delineano le responsabilità, presunte o reali, dei politici coinvolti. «Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno». Salvatore Buzzi, 59 anni, proveniente dall’ultrasinistra, braccio destro di Massimo Carminati, ex terrorista nero, nella cupola affaristica che avrebbe avvelenato Roma, intercettato svela qual è il suo business principale. Lui, signore delle coop, lo dice chiaramente in un’intercettazione allegata all’ordinanza di circa 1200 pagine: «Il traffico di droga rende meno». L’affare dei centri di accoglienza per rifugiati e immigrati è, secondo la Procura di Roma, garantito dall’ex vicecapo di gabinetto all’epoca del’amministrazione Veltroni, Luca Odevaine, descritto nell’ordinanza come «un signore che attraversa, in senso verticale e orizzontale, tutte le amministrazioni pubbliche più significative nel settore dell’emergenza immigrati». Ancora nell’ordinanza si legge che Odevaine «utilizzasse i propri contatti istituzionali per suggerire soluzioni ed indirizzare le autorità competenti ad assecondare le indicazioni dallo stesso suggerite, dirette ad agevolare gli interessi degli imprenditori che con lo stesso condividevano interessi di natura economica, ed avvalendosi del credito garantito anche della sua qualificata posizione istituzionale nell’ambito del Tavolo di Coordinamento Nazionale».

L’ex sindaco si autosospende da Fratelli d’Italia

E, sempre riguardo ai contatti con Buzzi, l’ex sindaco Gianni Alemanno (uno dei cento indagati) ricorda, intervistato dal Corriere della Sera, che si tratta del «responsabile di un consorzio di cooperative, il suo ruolo è cresciuto prima di me durante le Giunte di centrosinistra. Noi lo abbiamo anche limitato, nei nostri anni. Buzzi ha lavorato con chiunque. Prima della mia amministrazione, soprattutto. Poi, durante e anche dopo. Anzi più prima, con Veltroni, che con me. Quando l’ho incontrato, nella sua sede, c’era l’attuale ministro del Lavoro Giuliano Poletti, allora presidente di Legacoop. In quell’incontro c’era lui, c’ero io, c’era mezzo centrosinistra». La foto è diventata famosa durante la campagna elettorale 2013: al tavolo, Alemanno, Poletti, Buzzi, poi Umberto Marroni (deputato Pd), il papà Angiolo (garante dei detenuti del Lazio), l’ex assessore di Marino Daniele Ozzimo». L’impressione, insomma, da quel che trapela dalle carte in mano ai magistrati, è che Alemanno abbia agito alla luce del sole, occupandosi di appalti che rientravano nelle legittime decisioni della Giunta, peraltro condivise a volte anche dall’opposizione di sinistra. Alemanno, comunque, si è autosospeso da ogni incarico in seno al partito Fratelli d’Italia. «Cara Giorgia – scrive l’ex sindaco rivolgendosi alla presidente Meloni – ti comunico la mia irrevocabile decisione di autosospendermi da tutti gli organi del partito, fino a quando la mia posizione non sarà pienamente e positivamente chiarita. Ti ringrazio per la solidarietà e la fiducia che tu e altri esponenti di vertice del partito avete espresso pubblicamente nei miei confronti. Queste dichiarazioni si uniscono ai messaggi di tantissimi militanti e semplici cittadini che mi sono stati vicini in un momento così difficile per il mio percorso politico e personale. In questo momento il mio impegno principale non può non essere quello di capire realmente la portata di questa inchiesta e di dimostrare in maniera chiara e puntuale, in tutte le sedi, la mia estraneità agli addebiti che mi vengono mossi. Nello stesso tempo – scrive ancora – mi rendo conto della necessità di evitare facili strumentalizzazioni che potrebbero usare queste vicende per attaccare l’immagine di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale, che evidentemente nulla c’entra con tutto ciò».

Gramazio: io incontro un milione di persone

Anche Luca Gramazio, capogruppo di Forza Italia al Consiglio regionale del Lazio, ha dichiarato di «non far parte di un sistema e lo dimostrerò. Carminati? Io incontro un milione di persone. Io sono la persona più dispiaciuta di tutto questo – ha aggiunto – nei confronti della mia famiglia e di tutte le persone che mi sostengono. L’unica cosa che posso fare è continuare a fare l’attività che faccio con grande tranquillità, e sono a disposizione degli inquirenti. Io posso rimproverarmi un milione di cose ma non sulla mia condotta. La commissione Trasparenza di Roma Capitale? Solo pensare che la nomina del presidente della commissione Trasparenza possa esser stata eterodiretta è una stupidaggine».

M5S chiede le dimissioni di tutti i politici coinvolti

«Abbiamo formulato una richiesta congiunta con i portavoce capitolini, deputati e senatori in cui chiedevamo le dimissioni di tutti i politici e amministratori coinvolti nell’inchiesta della magistratura “Mondo di mezzo” e attualmente in carica in ruoli istituzionali». Ad affermarlo il consigliere regionale M5s Gianluca Perilli. «Se Ozzimo e Coratti (entrambi del Pd, ndr) hanno lasciato i loro incarichi – aggiunge – lo stesso non si può dire di Patanè, nonostante i suoi uffici siano stati sottoposti a perquisizione. Le fattispecie di reato che vengono ipotizzate a carico del consigliere regionale del Pd sono gravissime. Il presidente di una commissione consiliare riveste un ruolo molto delicato, che deve essere sgombro da ombre e sospetti. Zingaretti ha dichiarato che “con sempre più forza bisogna proseguire, ognuno nei propri ambiti, sulla via della legalità senza se e senza ma”. Mi auguro che Patanè voglia ascoltare almeno il suo presidente – conclude Perilli – per consentire alla commissione di proseguire serenamente la propria attività nell’interesse dell’amministrazione e dei cittadini». Patanè ha successivamente annunciato le sue dimissioni.