L’Espresso a caccia di scoop contro La Russa Jr. Ma colleziona solo fiaschi

L’importanza di chiamarsi Geronimo, soprattutto se di cognome fa La Russa, è certificata dall’Espresso. Ammontano ormai a ben sei gli articoli dedicati dal settimanale diretto da Luigi Vicinanza al primogenito del più famoso Ignazio, attuale presidente della Giunta delle autorizzazioni a procedere della Camera in quota FdI. Roba da segnalare a qualche network televisivo per l’allestimento di una di quelle miniserie tv oggi tanto di moda, specie sui canali Sky.

Professionisti della maldicenza

Del resto, pure i titoli scelti sembrano particolarmente azzeccati: si va dal più assertivo “Geronimo, il rampollo fa crac” a quello un po’ più descrittivo “Geronimo La Russa colleziona poltrone. Ora si occuperà anche di San Siro” passando per un “Geronimo La Russa torna in pista per l’autodromo di Monza” fino ad arrivare a “Geronimo La Russa e la lite sul patrimonio della nonna”, che fa tanto Cappuccetto Rosso, pardòn nero considerando la dinastia, e il Lupo Cattivo. L’ultimo, quello appena sfornato, riguarda – pensate un po’ – la nomina del giovane manager a membro del consiglio direttivo dell’Aci. Il bello – si fa per dire – è che in ognuno di questi servizi giornalistici a mancare è soprattutto la polpa, cioè notizia. Che delusione: uno sfoglia il settimanale, legge il titolo su Geronimo, si sofferma sulla sua foto, ne scruta il volto da corsaro (questa volta per forza) nero, lo collega istantaneamente al potente genitore, socchiude gli occhi immaginando chissà qual scoop su inconfessabili trame politico-affaristiche, lo legge tuttodunfiato e poi…niente. Solo ordinarie storie di consigli d’amministrazione da rinnovare, avvicendamenti in aziende di famiglia, roba della quale non frega davvero niente a nessuno ma che il collaudassimo Espresso riesce come nessun altro a servire ben inzuppato nell’arsenico della maldicenza.

Giornalismo indipendente. Dalla notizia

È il prezzo della notorietà. Che quando è riferita a persone riconducibili a vario titolo al centrodestra diventa per il settimanale del gruppo De Benedetti colpa grave da punire immediatamente con ricostruzioni artificiose, sempre sospese tra un detto che non dice nulla ed un non detto che lascia immaginare tutto. Nessuno lo sospettava ma anche qui in Italia, grazie all’Espresso, abbiamo un giornalismo davvero indipendente. Anche se solo dalla notizia.