Sul Jobs Act per gli statali Renzi fa il Ponzio Pilato e il Ncd s’infuria

Che il Jobs act fosse una riforma sgangherata e confusa non siamo stati i soli a rilevarlo.  Il pasticcio sulla estensione o meno delle nuove norme in materia di licenziamento al pubblico impiego lo dimostra ora in maniera eclatante. Nè aiuta più di tanto l’uscita post natalizia del premier Renzi che di fatto ha tacitato i suoi due ministri ,Poletti e Madia, rinviando ogni decisione al Parlamento, quando le Camere affronteranno la riforma della Pubblica amministrazione. Riassumiamo. Subito dopo il varo del Jobs act, è stato il giuslavorista Ichino a sollevare il problema ricostruendo i fatti nella loro cronologica successione.

Il comma controverso, poi cancellato

All’inizio il governo, presenti i due ministri del Lavoro e della P.A., decide di non escludere dal campo di applicazione della nuova disciplina lavoristica i nuovi assunti nel pubblico impiego. Poi, il 23 dicembre, nel testo del documento compare un comma (il terzo comma dell’art.1) che esclude l’applicazione per il pubblico impiego. Il giorno dopo, il 24 dicembre, si cambia ancora: questa volta il comma scompare. Una altalena che rispecchia il clima acceso sul punto all’interno del Pd e accentua la frattura con il sindacato, tornato a ricompattarsi proprio sul versante del pubblico impiego. Una marcia indietro che ha provocato ripetuti e contraddittori dichiarazioni dei ministri competenti, intervenuti a smentire le voci che, in forza della cancellazione di quel comma, davano ormai per scontata l’avvenuta parificazione tra lavoro pubblico e privato in materia di licenziamenti.

Se la Ue censura il provvedimento

Ora, con il Matteo che pilatescamente se ne lava le mani, rimettendo la questione al dibattito parlamentare futuro (più verosimilmente, prendendo tempo rispetto ad un tema spinoso che divide il Pd e che ha fatto saltare storiche intese sindacali) ogni interpretazione resta aperta. Così ognuno continua a pensarla come meglio crede. Almeno fino all’ora X del dibattito sulla riforma della Pubblica amministrazione. Solo allora si capirà se il premier vorrà davvero imprimere la svolta di cui  parla da mesi e mesi senza costrutto. Nel frattempo, però, come ha ricordato l’ex ministro del Lavoro Sacconi, il rischio che l’Europa censuri un provvedimento sgangherato e confuso, con la pecca di non aver deciso nulla sul pubblico impiego, è molto più reale di quanto si pensi.