Italicum da approvare e poi congelare. Il premier punta sulle “convenienze”

Il tempo, in politica, non è una variabile indipendente. Anzi, dopo la precisazione del Quirinale che ha fugato l’ipotesi di un possibile abbinamento della legge elettorale al voto sul capo dello Stato e l’accelerazione di Matteo Renzi sull’Italicum, sono proprio i tempi a indicare la strada del governo e il clima tra le forze politiche. Secondo alcuni, ora non ci sarebbero più alibi per nessuno. Si giocherebbe, insomma, a carte scoperte. Questo almeno nelle intenzioni del premier che ha visto, negli ultimi giorni, diminuire la presa sull’elettorato e appannarsi il Patto del Nazareno, a seguito delle divergenze registrate all’interno di Forza Italia tra Fitto e Berlusconi .

Nessun “ostruzionismo” da Forza Italia

Proprio quest’ultimo ha però gettato acqua sul fuoco, stemperando il clima, e assicurando un atteggiamento “non ostruzionistico” nei confronti della maggioranza in materia di riforma elettorale. Tutto dovrebbe andare , quindi, secondo i seguenti tempi. Si voterebbe prima l’Italicum, con tanto di clausola di salvaguardia (lodo Calderoli), per poi metterlo da parte, in attesa di approvare definitivamente la riforma del bicameralismo perfetto. In parole povere, se proprio si dovesse andare ad elezioni anticipate, l’unica forma elettorale applicabile non potrebbe che essere il cosiddetto Consultellum, sia per la Camera che per il Senato, ossia la forma riveduta e corretta secondo le indicazioni della Consulta dell’attuale sistema elettorale.

Il gioco delle convenienze

Un sistema, in sostanza, proporzionale senza premio di maggioranza. Ovviamente, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Nel gioco delle convenienze, l’ex Cavaliere si troverebbe a dover accettare il ritorno alle preferenze. Questione non di poco conto e di difficile determinazione al momento. Renzi, infatti, ha lasciato intendere di essere disposto a ritoccare la norma sulle preferenze che, stando al patto del Nazareno, non  interessa i capilista. La recente apertura ai “grillini” va letta in tal senso. D’altro canto, non sono pochi i costituzionalisti che hanno messo in guardia Palazzo Chigi, e non solo Palazzo Chigi, dal rischio di avere in 100 collegi circa 300 eletti nominati dai partiti. Esattamente l’opposto di quanto ha sostenuto la Corte Costituzionale bocciando il Porcellum.