India, l’università “concede” l’accesso in biblioteca anche alle donne

Nell’avanguardistica India, per la prima volta dopo quasi mezzo secolo, accade (finalmente) che una storica università mussulmana del nord del Paese ammetta l’ingresso delle donne nella principale biblioteca. Proprio così: nella civile India, quella che ormai più per principio che per legge detiene da quasi tre anni i nostri due marò, “imperdonabili colpevoli” agli occhi del gigante asiatico dell’uccisione di due pescatori nel corso di un’azione antipirateria. Nella moderna India, Paese competitivamente tecnologizzato, nelle cui sperdute aree non urbanizzate bambine e giovani donne vengono struprate e impiccate, molestate e punite con l’acido o col fuoco, e dove quasi sempre i colpevoli restano ignoti o impuniti. Nella contraddittoria India, insomma, finalmente (almeno) la discriminazione sessista viene bandita dopo lunghe battaglie da un ateneo pubblico e prestigioso.

La rimozione del divieto arcaico

Un gruppo di studentesse della Aligarh Muslim University (Amu) sono dunque riuscite ad entrare nella storica Maulana Azad Library, dopo l’ordine di un tribunale che ha costretto l’ateneo a rimuovere l’arcaico divieto che discriminava le ragazze, proibendo loro l’ingresso e la consultazione in sala. L’università pubblica, che sorge ad Aligarh, nello stato dell’Uttar Pradesh, è stata fondata 94 anni fa, prima dell’Indipendenza indiana, ed è tra i più antichi e prestigiosi atenei del Paese asiatico. «È un momento storico per le donne di questo campus – ha dichiarato allora una giovane interpellata dal Times of India – e anche per il prestigio dell’università». Eppure la tardiva concessione sorge sulle ceneri di una polemica più che datata, arrivata al culmine circa un mese fa quando il vicerettore Zameeruddin Shah – tra cattivo gusto e spregio sessista – era tornato a sostenere che l’ingresso alle studentesse nella storica biblioteca centrale non era possibile perché le ragazze «avrebbero attirato troppi studenti maschi» e «non c’erano spazi sufficienti». Una diatriba aperta che nel corso del tempo si è rinnovata ciclicamente dopo l’introduzione del divieto negli Anni Sessanta, e che a diverse riprese le associazioni studentesche femminili avevano rinverdito di nuove recriminazioni e appelli, continuando foduciosamente a reiterare la richiesta di poter studiare nella biblioteca (che permetteva soltanto il prestito dei libri on line). Richiesta puntualmente respinta. Fino ad oggi.