India, i cristiani rischiano grosso: una legge vieterà a tutti di convertirsi

Il progetto di imporre in India una legge per impedire le conversioni preoccupa le comunità cristiane indiane che vi vedono un nuovo latente attacco contro le minoranze religiose del Paese. In una conferenza stampa a New Delhi, rappresentanti di comunità cristiane indiane, fra cui l’arcivescovo cattolico della capitale Anil Couto, hanno manifestato «grande preoccupazione il timore che pervade la nostra comunità dopo le violenze registrate contro le nostre chiese e i membri della nostra comunità in varie parti del Paese».

Una minaccia per la pace

Ma quello che è più pericoloso ed è una minaccia alla pace e alla armonia nazionale, sostengono, «è la campagna ben pianificata con il nome di “Ghar Wapsi” (Ritorno a casa, per convincere gli hindu convertitisi a un’altra religione a ritornare indietro), che è organizzata non solo da elementi marginali, ma da autorevoli membri del Parlamento appartenenti al partito di governo» Bjp (destra) del premier Narendra Modi. Per quanto riguarda la Legge anti-conversioni sostenuta da movimenti e personalità radicali dell’induismo, monsignor Couto ha dichiarato di essere «totalmente contrario perché esistono nella nostra Costituzione e nel Codice penale indiano (Ipc) gli strumenti per gestire questa materia».

L’ingerenza dello Stato indiano

«Un’altra legge dedicata solo alle conversioni in uno Stato laico – ha insistito – non è affatto necessaria. Anche perché la conversione di una persona a un’altra religione è un fatto del tutto privato e a lei deve essere lasciata la responsabilità della decisione. Che sia dall’induismo al cristianesimo o dal cristianesimo all’islam». «Direi – ha concluso l’arcivescovo – che ci si debba concentrare a rafforzare la struttura secolare del nostro Paese e sostenerla, e mai usare la macchina dello Stato o il suo potere per indebolirla a favore di una religione e contro un’altra».