Hollywood, Crozza, Monti: tutte le ironie sulle parole di Renzi

Chi dice che sembra Maurizio Crozza, chi gli rigira contro il paragone con Al Pacino, chi innesca una battaglia sui copyright delle battute. Benché in molti sottolineino che vista la situazione del Paese c’è poco da ridere, la conferenza stampa di fine anno di Matteo Renzi nel dibattito politico finisce anche un po’ in barzelletta. Perché, sembra il caso di dire, chi di ironia ferisce di ironia perisce.

Ma è Crozza o Renzi?

«Bisogna ammettere che c’è una bella difficoltà a distinguere tra Crozza che imita Renzi e il vero Renzi, ma ecco la soluzione: se dice qualcosa di buon senso è Crozza, altrimenti è Renzi», ha commentato Roberto Calderoli, del quale il premier aveva detto che «è un autorevole esperto di legge elettorale, l’ultima che ha fatto si chiama “porcata”. Se a questo giro si riposa un po’ va bene lo stesso». Calderoli, però, ha avuto gioco facile a ricordargli che una battuta simile l’aveva già fatta Pierluigi Bersani, che poi «è dovuto venire a Canossa per collaborare», e che l’unico voto in Senato sulla legge elettorale «è stato sull’ordine del giorno Calderoli, con il totale sostegno del Pd».

Il copyright sulle battute

E proprio le battute “riciclate” sono state al centro di una bizzarra precisazione nei confronti di Matteo Salvini da parte del senatore Pd Andrea MarcucciIl segretario leghista, su Facebook, ha invitato a «togliere la bottiglia di Braulio dalle mani» di Renzi, che «dice che si sente “come Al Pacino”, che faremo meglio della Germania, che non vuole licenziare gli Statali e che nel 2015 l’Italia tornerà a correre». «Ricorda Mario Monti», ha scritto ancora Salvini, invitando a tenere il premier lontano dall’alcol. «Salvini è talmente a corto di idee che ormai ricicla anche le battute di Renzi», s’è sentito quindi di replicare su Twitter Marcucci, rivendicando il prezioso copyright di quel «posa il fiasco» che la scorsa settimana Renzi aveva rivolto a Salvini.

Come Al Pacino? «In effetti, Renzi recita bene»

Infine, è stato ancora il riferimento auto-celebrativo ad Al Pacino a far dire a Luigi D’Ambrosio Lettieri che «più che una conferenza stampa, è stata una goliardata». «Che Renzi si creda Al Pacino non ci meraviglia affatto, considerata la dote che ha messo a frutto in questi mesi, e cioè la recitazione», ha detto il senatore azzurro, aggiungendo però che gli italiani hanno bisogno «di ben altro». «Imprese, famiglie e lavoratori avrebbero bisogno – ha ricordato D’Ambrosio Lettieri – di azioni che diano una vera sferzata positiva alla crescita e al lavoro attraverso un forte e decisivo taglio delle tasse».