Grasso fa il profeta: «Nessuno pensa davvero al voto anticipato»

«La posizione del presidente Renzi e della maggior parte delle forze politiche ha sempre guardato alla fine naturale della legislatura nel 2018». Nei comodi panni di un novello Zarathustra il quale, per l’appunto, essendo iranico vestiva il Kurta, il nostro amabile presidente del Senato Pietro Grasso ha profuso oggi a piene mani dosi massicce di saggezza e/o di lungimiranza. Negando recisamente non solo la necessità, ma financo la possibilità di un voto anticipato.

Votare non si deve e non si può

Forse perché sente prossimo il fatidico momento in cui, dimessosi Giorgio Napolitano, assumerà le funzioni del facente Grasso, che il Pd bersaniano ha catapultato alla guida di Palazzo Madama nella più totale disperazione successiva al voto politico, ha voluto mostrare a tutti – e in primis alla amata stampa scambiando i tradizionali auguri – le sue certezze. Che paiono incrollabili. E non solo sulla durata della legislatura. Nossignori. Perché il presidente del Senato ha pure aggiunto che, secondo lui, al voto sarebbero contrari anche gli italiani,  perché «non credo che i cittadini tornerebbero volentieri, dopo aver seguito per mesi accesi dibattiti nelle aule parlamentari – a volte anche troppo accesi – in merito al superamento del bicameralismo paritario, a votare come se nulla fosse mai avvenuto». E vuoi mettere i problemi economici? E la crisi? E il lavoro? «Il voto anticipato – ha concluso Grasso – darebbe l’immagine di un paese instabile, consegnandoci alle turbolenze economiche che non potremmo sostenere». Già le turbolenze economiche. In questi giorni che precedono il Natale a questo pensano gli italiani. Alle turbolenze e alle conseguenze. Perciò il responso della seconda carica dello Stato è stato chiaro: No, no e poi no. Votare non si deve e non si può. Evviva la democrazia.