Il grande bluff del “Jobs Pacco” di Natale: 4 novità, tanti pasticci

Più luci che ombre nel Jobs act, dopo che il consiglio dei ministri della vigilia di Natale ha approvato i primi due decreti attuativi, sul contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti e sull’estensione dell’Aspi (la vecchia indennità di disoccupazione) a 24 mesi (in questo caso con un sì “salvo intese”). Matteo Renzi ha parlato di «rivoluzione copernicana», in realtà c’è più fumo che arrosto nella riforma sbandierata dal premier. Ecco i quattro punti principali delle modifiche.

1) Nel decreto attuativo del Jobs act sul contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti non c’è l’opting out, la possibilità cioè per il datore di lavoro di “superare” il reintegro in caso di licenziamento ingiustificato con un super-indennizzo. Opzione su cui insisteva inutilmente il Nuovo centrodestra.

2) Gli indennizzi per i licenziamenti ingiustificati andranno da 4 a massimo 24 mensilità; l’aumento sarà di due mensilità per ogni anno di servizio. L’indennizzo economico va da un minimo di 4 ad un massimo di 24 mesi di retribuzione, nelle aziende sopra i 15 dipendenti (finora era 12-24 mesi). Resta infatti la distinzione con le piccole imprese sotto i 15 dipendenti (escluse dall’articolo 18) per le quali continuerebbe a valere l’indennizzo attuale variabile tra i 2,5 e i 6 mesi di retribuzione.

3) Non è stato inserito neanche lo scarso rendimento tra i licenziamenti economici. «Sarebbe stata una polemica solo di applicazione giurisprudenziale – ha argomentato Renzi – il datore di lavoro può comunque intervenire per licenziamento economico».

4) Viene “esteso lo stesso regime” dei licenziamenti individuali ai collettivi. Le nuove norme valgono anche per sindacati e partiti, prima esclusi.