La frittata di Renzi: le tasse sono aumentate, arrivano brutte soprese

La grande illusione è finita, massacrata dalle cifre di Bankitalia, umiliata dalle previsioni dell’Ufficio parlamentare di Bilancio. Il “meno tasse” di Renzi è stata solo una trovata pubblicitaria, simile a quella dei detersivi in tv, così com’è stata una bufala propagandistica la luce del tunnel che vedevano Monti e Letta. Da quando al governo ci sono stati i tecnici e il centrosinistra sono aumentate le tasse e ora che c’è Renzi sono destinate a crescere ancora e a raggiungere livelli record. Ecco i dati ufficiali: la pressione del fisco è salita ancora nel 2013, dal 43,2 al record di 43,3% del Pil. Nella serie storica della pressione fiscale emerge un vero e proprio balzo della pressione fiscale italiana negli ultimi tre anni: si è saliti dal 41,6% del 2010-2011 al 43,3% attuale. Otto anni prima, nel 2005, il “peso” fiscale si attestava ancora sotto la soglia del 40%, al 29,1% del Pil. Il 2013 rappresenta così un record assoluto e per il secondo anno si supera anche il livello raggiunto con l’eurotassa per entrare in Europa, quando gli italiani hanno versato nelle casse dell’erario il 42,3% della ricchezza prodotta.

Le previsioni per le tasse sono ancora più negative

Il carico fiscale sui contribuenti italiani è destinato a salire nei prossimi anni. A dirlo la Cgia di Mestre. Secondo le previsioni realizzate dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio, ricorda la Cgia in una nota, la pressione fiscale salirà dal 43,3%, valore confermato anche per il 2014, al 43,6% previsto sia nel 2016 sia nel 2017.  «Un incremento – segnala il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi – riconducibile al progressivo aumento delle aliquote Iva che avrà inizio a partire dal 2016. Tuttavia, questo aumento di tassazione potrebbe essere evitato se il governo riuscirà a tagliare la spesa pubblica di quasi 29 miliardi di euro». Ma c’è ben poco da sperare: per il 2016 il governo Renzi dovrà razionalizzare la spesa per 16,8 miliardi di euro e l’importo di tale operazione salirà a 26,2 nel 2017 per toccare i 28,9 miliardi di euro nel 2018.

In arrivo un’altra stangata sulla benzina

Se non verranno raggiunti gli obiettivi in termine di riduzione della spesa, dal primo gennaio 2018 scatterà un ulteriore aumento dell’accisa sui carburanti in misura tale da assicurare in quell’anno maggiori entrate nette per almeno 700 milioni di euro. «Il nostro esecutivo – conclude Bortolussi – si è impegnato a rispettare i vincoli richiesti da Bruxelles attraverso il taglio della spesa pubblica. Diversamente, scatteranno automaticamente gli aumenti di imposta che garantiranno comunque i saldi di bilancio. In altre parole, se il governo non riuscirà a tagliare gli sprechi e gli sperperi, a pagare il conto saranno ancora una volta gli italiani che subiranno l’aumento dell’Iva e delle accise sui carburanti».