Una fiaccolata di destra: duemila persone contro i campi Rom a Roma nord

Alla guida del corteo il pregiudicato Nunzio D’Erme accusato di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali e procurata evasione e appena scarcerato ma in attesa di processo. E uno striscione dal titolo ricattatorio: «Questa città di chi pensi che sia?». Con queste premesse 200 persone appartenenti ai movimenti della “Rete diritto alla città” sono sfilati da piazza Vittorio, al centro di Roma, fino a piazza dei Sanniti, nel quartiere San Lorenzo. Una riedizione dei vecchi cortei anni ’70, tanti slogan, molte chiacchiere ma molto poca concretezza. Le solite parole parole al vento su «solidarietà e partecipazione», i soliti cartelli  «né mafia né capitale», i soliti voli di fantasia con qualcuno che si è spinto a proclamare la “Libera Repubblica di S. Lorenzo“. Poi i comitati per l’acqua pubblica e appartenenti al sedicente “Gruppo Allaccio Popolare“. Molti gli incitamenti per lo storico leader dei movimenti Nunzio D’Erme al grido di “Daje Nunzio, bentornato tra noi”: D’Erme era stato arrestato lo scorso 24 settembre dopo aver partecipato a un’aggressione collettiva prima contro due ragazzi di Militia Christi e, poi, contro due agenti della Digos, uno dei quali preso a colpi di casco in testa per consentre, come poi è accaduto, la fuga e a scomparsa di uno dei manifestanti che era stato ammanettato. Di qui l’accusa di procurata evasione per D’Erme. Al corteo, preceduto da una band di ottoni, hanno partecipato, fra l’altro, oltre agli attivisti, anche alcuni immigrati dei centri di accoglienza.

E il pregiudicato Nunzio D’Erme guida il corteo antagonista

«Roma è ostaggio delle politiche di austerity – è scritto su volantino distribuito dai manifestanti  La giunta Marino (decapitata dall’nchiesta su mafia Capitale, ndr) è bloccata dallo stesso Pd e dai vincoli del Salva Roma che porterà ulteriori sacrifici. A fronte di questo, l’insieme delle esperienze di autogestione, autorganizzazione e autogoverno costituiscono una risorsa e una proposta per Roma: né pubblico né privato, comune. Vogliamo partire dai territori sui quali vogliamo poter decidere, come al Pigneto o a San Lorenzo – conclude la nota – le destinazioni di importanti parti di patrimonio come la Ex-Dogana», in via dello Scalo di San Lorenzo 10, vigilata al suo interno da agenti in tenuta antisommossa, dove dovrebbe sorgere un Centro commerciale fortemente avversato dai centri sociali. «Dietro all’operazione Dogana ci sono Finmeccanica, Fintecna ed Esselunga – ha sostenuto un manifestante al microfono – Dicono che questo come buona parte del patrimonio pubblico italiano va venduto per pagare un debito che non abbiamo fatto noi. Socialmente questo per Roma è devastante. Vogliono demolire questo complesso, dove si ammassavano i corpi prima di essere portati nei campi di sterminio. Questo dovrebbe essere invece un luogo di cultura e riflessione». A detta dei manifestanti, anche l’area artigianale, che si trova dirimpetto alla Dogana, dovrebbe essere oggetto di una simile operazione edilizia.

2000 cittadini sfilano insieme al Foro 753 contro i Rom

Nel corso del corteo, all’altezza del Pigneto, un gruppo di manifestanti si è staccato per andare a vedere una nuova occupazione non distante dal cantiere della nuova fermata della Metro C, il nuovo centro sociale “Hierba Mala“. Poco più avanti alcuni manifestanti hanno imbrattato il muro della ferrovia di Porta Maggiore con una grande scritta dal sapore anni ’70: “né pubblico né privato: comune”.
Nelle stesse ore circa duemila persone fra cittadini, donne, bambini e militanti del Foro 753 – Spazio Vitale sono partiti in corteo da Santa Maria della Pietà e hanno sfilato con una faccolata per le vie del quartiere romano Monte Mario, a Roma nord, per protestare contro il degrado e la presenza dei campi Rom. «Basta campi attrezzati pagati dallo Stato verso chi non sa neanche quali siano le sue leggi. Basta negozi aperti da chi non conosce neanche la nostra lingua. Basta priorità a figli di immigrati che non pagano per ottenere i servizi che reclamano – spiegano i manifestanti in marcia dietro uno striscione con la scritta “Questa fiaccola si accende contro chi non ti difende” – Imporre un limite di permanenza nel nostro Paese è fondamentale per capire la differenza tra lo sfruttamento delle sue risorse e la voglia invece di divenirne parte. Quando sarai italiano nei doveri allora potrai esserlo nei diritti». Inutimente un gruppetto di antagonisti, tenuto a distanza dagli agenti, ha tentato di disturbare la manifestazione contro i Rom.